“Nel 1998 si sono avuti nel mondo circa undici milioni di decessi di bambini sotto i cinque anni dei quali meno di centomila si sono verificati nei paesi industrializzati mentre tutti gli altri sono avvenuti nei paesi poveri”. Le principali cause di mortalità sono stare soprattutto morbillo, tubercolosi malaria, pertosse, ossia “malattie banali o facilmente curabili”. Ed è sempre nei paesi poveri che ogni anno più di mezzo milione di donne muore per motivi legati alla gravidanza o al parto. Sono questi alcuni dei dati illustrati da Marzia Franzetti del Cuamm di Padova (Collegio Universitari Aspiranti e Medici Missionari) nel corso del convegno “Diritti umani, diritti dei popoli” organizzato dall’Usmi in collaborazione con la Pum. Parlando dell’esperienza del Cuamm, l’istituto che dal 1950 ha ospitato e formato studenti di medicina italiani e stranieri ed inviato oltre mille fra medici e infermieri ad operare in Asia e in Africa, la Franzetti ha rilevato che a vent’anni dalla sfida lanciata dall’Oms di raggiungere l’obiettivo della “salute per tutti nel 2000”, in Africa solo quattro stati hanno raggiunto questo traguardo. “Del progresso della scienza – ha osservato Franzetti – benefica solo un quarto della popolazione mondiale. Nei paesi poveri ci si ammala e si muore di più perché si è poveri”. Il 75% dei decessi infantili nei paesi del sud, ha spiegato Susanna Bucci giornalista dell’Unicef, avvengono infatti per cause associate alla malnutrizione perché molto spesso a un apporto nutritivo insufficiente si affianca la presenza di infezioni”.