“I nostri ultimi anni non devono essere considerati uno spazio inutile e vuoto tra l’età attiva e la morte, bensì come la più importante e più decisiva fase di maturazione della persona”. Lo ha affermato oggi il cardinale Giacomo Biffi, arcivescovo di Bologna, nell’omelia pronunciata durante la S.Messa per gli anziani della diocesi.” “”Quando il sole della vita si abbassa sull’orizzonte”, “che mi resterà del mio lavorare, del mio soffrire, del mio amare?” si è chiesto il card. Biffi. L’invito, rivolto ai “compagni di anzianità”, si concretizza dunque nell’essere “dispensatori di sapienza, testimoni di speranza, operatori di carità”. La sapienza, ha sottolineato, è il “frutto che matura preferibilmente nell’autunno della vita” con “l’abitudine a vivere con interiorità, ad amare con disinteresse, a giudicare con oggettività ogni idea e ogni fatto, a riflettere con animo retto su ciò che è bene e su ciò che è male”. Per questo è possibile che le parole degli anziani diventino, tra l’altro, “semi di vita nei solchi delle coscienze dei giovani, illuminatrici nel dubbio di chi non sa come orientarsi; ammonitrici davanti alla baldanza di incauti comportamenti” ma anche “ispiratrici di comprensione e di perdono, di generosità verso i fratelli”. Essere “testimoni di speranza” significa invece capire che, “nella visione cristiana, il più bello deve ancora venire”: “Saper aspettare con fiducia l’alba del mattino eterno, mentre affondiamo nel crepuscolo della sera; questa è la testimonianza di cui ha più bisogno il mondo attuale che corre il rischio di soffocare e di intristirsi in una secolarizzazione opaca e disperata”. Infine, e non ultimo, come “operatori della carità” gli anziani, per “il maggior tempo a disposizione, la molteplice esperienza di vita, in certi casi anche l’ansia di riscattare il tempo non impiegato nel migliore dei modi”, possono diventare “validi collaboratori di ogni intrapresa ecclesiale e di ogni iniziativa di attenzione e di soccorso al prossimo”.” “” “