“Abbiamo offerto a chi arriva dall’Africa, dall’Asia o dall’Europa in Italia per lavorare, cibo, vestiti, assistenza sanitaria ma ora urge rispondere ai suoi bisogni spirituali”. Lo ha dichiarato don Canuto Toso, responsabile delle pastorale delle migrazioni della diocesi di Treviso, al settimanale diocesano “La vita del popolo”, che nel prossimo numero dedicherà un’inchiesta al fenomeno delle sette e dei nuovi movimenti religiosi. Dall’inchiesta emerge che gli immigrati cattolici si sentono isolati e lontani dalla comunità cristiana e cadono spesso vittime dell’attivismo dei Testimoni di Geova o delle sette religiose. “Per gli immigrati – sottolinea don Toso – è vitale partecipare alla Messa nella loro lingua e nella loro tradizione”. ” “Si moltiplicano in diocesi le Messe per i vari gruppi etnici ma “le parrocchie – aggiunge il sacerdote – esitano ancora a informarsi sulla loro appartenenza religiosa. Gli immigrati non si sentono seguiti. Conosco qualcuno – racconta don Toso – che se ne andato perché durante la Messa non gli è stato dato il segno di pace. Gli immigrati sono molto attenti. Si lamentano, ad esempio, delle bestemmie che sentono nei luoghi di lavoro. Restano stupiti del fatto che l’astinenza del venerdì non venga rispettata, nemmeno in Quaresima”. Di fronte al vuoto, imperano le sette. Lo hanno denunciato al settimanale Chila ed Augustine Nsofor, due nigeriani che hanno promosso l’iniziativa della celebrazione della Messa in inglese a Castelfranco. “Lo abbiamo fatto – dicono – perché sappiamo che molti nostri amici non frequentano la Chiesa cattolica solo per il problema della lingua e così finiscono preda delle sette, dove riescono ad inserirsi meglio”. ” “