Riferendosi al dibattito in corso – riguardo al quale il cardinale si è rammaricato perché l’esito delle diverse votazioni parlamentari è stato “accompagnato da pubblici interventi e prese di posizione di vari politici ed opinionisti protesi a togliere ogni legittimità e dignità culturale alle scelte di chi si è espresso a favore dei diritti del concepito e della famiglia fondata sul matrimonio – il presidente della Cei ha denunciato la “contraddizione di voler in concreto tutelare, e quindi necessariamente regolare, per legge delle scelte come quelle delle varie ‘unioni di fatto’, la cui caratteristica è invece proprio quella di volersi porre al di fuori da riconoscimenti e da norme pubbliche e statuali”. Per Ruini, in altre parole, è “riduttivo affrontare queste problematiche esclusivamente nell’ottica della libertà di scelta del singolo, senza considerare la natura dei rapporti e dei vincoli che da tali scelte scaturiscono e gli effetti che ne derivano per la crescita e la qualità della vita degli altri soggetti di questi rapporti”. La “profondità, consistenza e stabilità” dei legami familiari, invece, “sono alla base della nostra effettiva libertà, come in genere della crescita e della felicità delle persone”. Di qui la necessità, ha concluso il cardinale, di una legislazione “a sostegno della famiglia, non compromettendo o stemperando quello specifico riconoscimento sociale che della famiglia stessa è elemento costitutivo”.