“Moralità, solidarietà, accoglienza, fermezza”: questi i valori richiamati dal settimanale della diocesi di Concordia-Pordenone, “Il Popolo”, in risposta ad una lettera aperta indirizzata ai vescovi della regione dal sindaco di Pordenone Alfredo Parisi, riguardante, tra l’altro, la questione dell’immigrazione e la presenza degli zingari. Nella lettera Parisi accusa i vescovi friulani di non aver preso posizione contro l’immigrazione clandestina e contro due presunte iniziative governative “devastanti per il costume e la morale degli italiani”: “Le 35.000 lire al giorno date ad ogni zingaro e l’incontrollabile flusso di clandestini provenienti da ogni dove”. ” “In realtà, replica l’ufficio stampa della diocesi di Concordia-Pordenone, “vi è qualche errore e qualche distrazione o dimenticanza di troppo”: “Anzitutto – ricorda la diocesi – non pare proprio che esista una legge che prevede la contribuzione di 35.000 lire per gli zingari. Si fa qui una confusione con il contributo previsto dalla legge 40/98 per i richiedenti asilo politico, che stanzia 34.000 lire per 45 giorni. Questa normativa è prevista in tutte le società democratiche a tutela dei diritti dei rifugiati che chiedono asilo politico, compresi tra questi i soli zingari con il requisito di rifugiati politici”. Peraltro, dati del Dossier Caritas sull’immigrazione ’98 testimoniano lo scarso riconoscimento del diritto d’asilo ai clandestini che giungono in Italia: su 1.869 richieste pervenute nel ’97 (soprattutto da Albania, Iraq, Turchia, Congo, Etiopia, Rwanda, ex-Jugoslavia), solo 342 hanno avuto esito positivo. Alle provocazioni riguardanti l’assenza di prese di posizione della Chiesa sui clandestini, l’ufficio stampa della diocesi di Pordenone risponde citando numerosi interventi in proposito, tra i quali le recenti parole del cardinale Camillo Ruini, presidente della Cei, nella prolusione al Consiglio episcopale permanente del 18 gennaio scorso: “Se è giusto esigere anche dagli immigrati il rispetto della legge – affermava il card. Ruini – ed è quindi indispensabile operare concretamente per impedire che entrino in Italia gruppi e organizzazioni criminali, è altrettanto chiaro che non si può in alcun modo estendere accuse o sospetti alla generalità degli immigrati”. ” “