UN PROGETTO DEL VIS (SALESIANI) PER I MINORI ALBANESI IN ITALIA

Un progetto per accogliere in Italia minori albanesi non accompagnati, fornendo loro una formazione professionale che faciliti il reinserimento in Albania. E’ questo uno dei nuovi interventi del Vis (Volontariato internazionale per lo sviluppo – l’organismo non governativo dei salesiani), presentato nei giorni scorsi a Roma durante l’assemblea annuale, che ha riconfermato Antonio Raimondi alla carica di presidente dell’organizzazione. Da una ricerca condotta dall’Unicef e dal Dipartimento affari sociali di Tirana risulta infatti che nella sola capitale sono circa 1000 i bambini di strada, provenienti da famiglie con gravi problemi sociali ed economici. E più di 2000 sono i minori non accompagnati dai genitori (dai 5 ai 15 anni) che arrivano in Italia, esposti ad un forte rischio di coinvolgimento in attività malavitose. Spesso – osserva il Vis – vengono sfruttati dagli stessi familiari a cui i genitori li avevano affidati in buona fede: qui vengono ridotti in schiavitù, costretti a chiedere l’elemosina o a prostituirsi. La paura di denunciare i propri sfruttatori è alimentata dagli episodi di violenza e dalle ritorsioni subite da chi ha tentato di ribellarsi. I minori accolti nei centri gestiti dalle istituzioni e dal volontariato dopo qualche giorno scappano, questo perché, evidenzia il Vis “manca un progetto veramente organico che inserisca il minore in un processo educativo di recupero” oltre ad un “collegamento con un progetto in Albania che garantisca un vero rimpatrio, in condizioni tali affinché i minori non ricadano nelle stesse situazioni”. A questo proposito il Vis intende mettere a disposizione dei minori albanesi in Italia dei centri di accoglienza da istituire presso i centri salesiani di formazione professionale. Dopo il periodo di scolarizzazione e formazione (affiancato dall’ospitalità presso famiglie affidatarie) sarà facilitato il reinserimento dei ragazzi nel tessuto sociale del Paese d’origine. Durante l’assemblea è stato presentato anche il “progetto Cina”, che prevede un centro pilota di formazione professionale per i giovani della zona di Shitan, una regione nel Sud della Cina.