Ma che cos’è la famiglia? A che serve la famiglia? E’ solo una veneranda istituzione gelosamente difesa da alcuni gruppi di tradizionalisti e destinata a sciogliersi nel vasto mare delle “unioni di fatto”? La domanda non è retorica. Che cosa vogliamo fare della famiglia? Sì, proprio quella che la Costituzione definisce una “società naturale”, fondata sul matrimonio (sì, non solo quello della Chiesa ma anche quello, ora dissolubile, previsto dal Codice Civile) fra persone di sesso diverso (sì, proprio quello tradizionalmente praticato per millenni).” “Non buttiamo le cose in politica, non evochiamo il conflitto tra guelfi e ghibellini. Ma cerchiamo di essere realisti. C’è un interesse delle istituzioni pubbliche (e quindi delle forze politiche e civili) a salvaguardare (e dunque a premiare, a incentivare) questo istituto? Oppure lo si giudica una sopravvivenza, e dunque da sostituire, prima affiancandolo, poi diluendolo in un generico riconoscimento di unioni tra persone conviventi?” “Non sono domande di maniera. Perché il combinato disposto delle possibilità offerte dalle biotecnologie e dal positivismo giuridico di fatto può permettere, in prospettiva non certo lontana, di fare tranquillamente economia della famiglia-istituzione. Tecnicamente (cioè dal punto di vista della pura forma giuridica e delle tecnologie riproduttive) l’istituzione famiglia può essere superata, o quanto meno corto-circuitata, aggirata, svuotata di ogni identità e di ogni peculiarità.” “La domanda è provocatoria, ma assolutamente pertinente: che cosa si vuole fare della famiglia?” “Non siamo abituati a domande così radicali. Per decenni il cosiddetto dibattito è scivolato via leggero: i casi limite, l’uguaglianza dei trattamenti, un generico buonismo, il politicamente corretto e la non discriminazione. Bastava erodere lentamente consolidati princìpi, fidando comunque che questi stessi tenessero. Battere in breccia la famiglia, continuando a confidare che svolgesse il suo fondamentale ed insostituibile ruolo nella società, per assicurare la tenuta del vincolo sociale. Così, passo dopo passo, si è progressivamente consumata la rendita offerta dal buon vecchio patrimonio della famiglia-istituzione nella società italiana. Ma oggi i processi sono sempre più veloci, e i nodi vengono al pettine. E allora: che cosa si vuole fare della famiglia?” “Perché, come ben sanno i giuristi e gli scienziati, alla fine bisogna fare delle scelte. E se non vogliamo che prevalga la legge del più forte, che sia imposta la legge degli interessi più forti, non possiamo che operare delle scelte di valori. Tutto va bene o la famiglia come istituzione naturale fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna è veramente la prima e fondamentale cellula della società? Se questo è vero, la famiglia come tale deve essere riconosciuta e salvaguardata.” “Affermarne e promuoverne i diritti non significa lederne altri. Ma qualora i diritti entrassero in conflitto tra loro, significa avere idee chiare su quali debbano prevalere.” “Questo dato è riconosciuto nella nostra Costituzione. E’ ancora valido? Urge una verifica: con franchezza, con serenità, e lealtà. Proprio per potere essere in grado di muoversi in una situazione sempre più complessa. Ed anche per dare sostanza a concetti come quelli di libertà, di democrazia, perché la democrazia – come ha ripetuto per tutto il mondo Giovanni Paolo II, e la storia ha ampiamente dimostrato – senza valori si converte in forme di totalitarismo aperto oppure subdolo. Totalitarismi vecchi e nuovi che, non a caso, hanno sempre avuto, come primo obiettivo da colpire, proprio la famiglia.” “