Alcune proposte e suggerimenti su come educare i giovani alla fede vengono dal documento della Presidenza della Conferenza episcopale italiana, reso noto oggi in occasione del quinto convegno per gli incaricati diocesani per la pastorale giovanile in corso a Ischia e organizzato dal Servizio nazionale per la pastorale giovanile. “I giovani sono con noi pellegrini e missionari per una società italiana libera da vecchi pregiudizi e steccati – si legge nella premessa – aperta sul Mediterraneo e sul mondo, responsabile di offrire a tutti una tradizione rinnovata di fede e una cultura segnata da una vita cristiana intelligente e generosa”. Con “i loro modi scanzonati, le domande mute che vengono dalla loro solitudine” i giovani fanno intendere la loro richiesta “di poter incontrare Gesù, di avere vita piena”. Per questo, afferma il documento, le nostre comunità “hanno bisogno di un soprassalto di entusiasmo e di un impegno progettuale per la trasmissione di una fede viva”. Ad esse viene chiesto di fare “una lettura puntuale e appassionata del mondo giovanile”, anche attraverso strumenti come la “Consulta della pastorale giovanile”, per permettere ai giovani di far sentire la propria voce. Agli educatori è chiesto invece di “comporre armonicamente proposta d’incontro e attenzione educativa, iniziative di animazione e percorsi personalizzati”, mentre ai sacerdoti si consiglia di “rifuggire da ogni giovanilismo: stare con i giovani non è questione di età e tanto meno di atteggiamenti compiacenti”, quanto piuttosto di una vera “paternità spirituale”. Contro la diffusione di “una religiosità senza nome e dai mille volti” bisogna riproporre “l’incontro vitale con la persona di Gesù Cristo” che “permette di superare il duplice pericolo di una riduzione puramente emotiva della fede e quello di una sua trasformazione in aride formule dottrinali e in una fredda precettistica”. (segue)