DEBITO ESTERO: L’INIZIATIVA CONCRETA DELLA CHIESA ITALIANA

Un’azione di informazione e sensibilizzazione delle comunità cristiane – “e di tutti gli uomini di buona volontà” – e una raccolta fondi che permetta di acquistare una quota di debito estero che l’Italia ha nei confronti di uno o più Paesi poveri, convertendo l’equivalente in moneta locale per finanziare progetti di sviluppo sociale: è questa, in sintesi, l’iniziativa promossa dal Comitato ecclesiale italiano per la riduzione del debito internazionale dei Paesi poveri presentata oggi a Roma. “In occasione del Giubileo – ha spiegato mons. Attilio Nicora, vescovo delegato della Cei per i problemi giuridici – vogliamo che il tema del debito estero venga sentito dall’intera Chiesa italiana, attraverso un gesto che dia concretezza alle preoccupazioni etiche più volte richiamate dal Papa”. Dopo una prima fase di sensibilizzazione delle comunità cristiane (attraverso manifesti, volantini, convegni, ecc.), da ottobre in poi partirà la vera e propria raccolta fondi (presso diocesi, parrocchie, associazioni, movimenti, istituti religiosi), da portare avanti durante tutto il Giubileo. La somma che si spera di raggiungere è stimata intorno ai 100 miliardi di lire, anche se il credito dell’Italia verso alcuni Paesi si aggira intorno ai 60.000 miliardi di lire (di cui 33.000 gestiti dallo Stato). Finora l’Italia ha ridotto il debito con cifre che non superano i 3,5 miliardi di lire, “per questo chiederemo al governo italiano di moltiplicare i suoi impegni” ha precisato Luca Jahier, presidente della Focsiv. Per il 2001 è prevista la formalizzazione dell’operazione con i governi dei Paesi interessati, che daranno alla Chiesa italiana un equivalente in valuta locale, che il Comitato gestirà direttamente per il finanziamento dei progetti di sviluppo nel campo dell’educazione, della sanità, dell’occupazione. Per la scelta dei Paesi, che avverrà nei prossimi mesi, sono stati formulati alcuni criteri: l’indebitamento verso l’Italia, un ammontare del debito che consenta un intervento significativo, la presenza missionaria in loco per un intervento reale, un governo democratico “con sufficiente credibilità e stabilità”, un forte stato di povertà. E’ molto probabile che la scelta cadrà su alcuni dei Paesi dell’Africa sub-sahariana.