“Il giornalismo ha in mano una sorta di educazione sentimentale del mondo moderno. Se visto così ha bisogno di grandi maestri e testimoni”: lo afferma Miriam Giovanzana, direttrice del giornale di strada “Terre di mezzo”, in una intervista che verrà pubblicata nel prossimo bisettimanale del Sir. “La nostra professione è estremamente bella, perché può contribuire a disegnare il volto di una realtà mentre la racconta, e quindi a cambiarla – sostiene Giovanzana -. Ormai la conoscenza che abbiamo della realtà è mediata dal mezzo televisivo, dalle immagini e dalla parola. La potenza del mestiere è nella capacità di lavorare nell’immaginario collettivo”. Un giornalismo vero, che si occupi del vissuto della gente, che riesca a dar voce ai deboli, secondo Giovanzana è appena “agli inizi” ma tante sono le speranze: “Sono cambiati gli strumenti, è cambiato il pubblico, è cambiato il mondo, che è diventato più complesso. Le potenzialità sono enormi, bisognerà vedere che uso ne facciamo, e se l’etica riuscirà a crescere così come è cresciuta la tecnologia. Ma questo riguarda tutti settori della vita. La comunicazione può essere protagonista dello sviluppo”. Una informazione lontana dai “palazzi” può essere intrapresa allora partendo “da alcune scelte individuali – precisa – che sappiano trascinare con sé il sentire comune. La gente non si riconosce nel mondo descritto dai giornali. Torneremo ad avere bisogno di giornalisti che raccontano la vita di ogni giorno, e non soltanto la vita dei potenti”. E se i redattori sociali non mancano, servono oggi “redattori economici, cioè qualcuno che sappia spulciare i bilanci di grandi gruppi imprenditoriali e dirci perché capita che da quei rendiconti scompaiano centinaia di miliardi”.