MONS. RIBOLDI: IL GIOCO D’AZZARDO È “UN FURTO AI POVERI”

E’ quanto dichiara mons. Antonio Riboldi, vescovo di Acerra, interpellato dal Messaggero di sant’Antonio, sull’ultimo numero del mensile (dicembre ’99), per un’inchiesta sul gioco d’azzardo, il cui giro d’affari (tra Lotto, Superenalotto, Gratta e vinci, slot machine, casinò) quest’anno supererà i 30 miliardi. “Lo Stato – dichiara mons. Riboldi – non può risolvere i suoi problemi finanziari con il lotto o il Superenalotto. Questo è un vero e proprio ‘furto ai poveri’. Lo Stato deve, al contrario, garantire che il gioco non giunga ad essere una vera e propria follia. Non c’è trasmissione televisiva – aggiunge il vescovo – in cui non ci sia azzardo o, in ogni caso, giochi di denaro”. La “febbre da gioco”, rileva invece il mensile dei francescani di Padova, si è già impadronita degli italiani: “L’anno scorso la famiglia ha speso mediamente un milione di lire in gioco; nel ’90 ne spendeva 400 mila. Un incremento di oltre il 150 per cento in 8 anni. Cifre destinate a salire vertiginosamente: se fino al 1991 il giro d’affari di lotto e lotterie era intorno ai 10 mila miliardi, nel 1998 è lievitato di oltre il 250 per cento con 27 mila miliardi di business. Alla fine di quest’anno con molta probabilità toccheremo i 38 mila miliardi”. Per don Gianni Fazzini, parroco di Ca’ Noghera, nel cui territorio ha sede il nuovo Casinò di Venezia, occorre “mettere in discussione il rapporto che l’uomo oggi ha con il denaro e con il possesso delle cose. Anche la Chiesa – aggiunge il sacerdote – non deve stancarsi di “prendere posizione sulle città-mercato, sui supermercati, lì dove i beni sono offerti come finalità della vita”. Coerentemente, conclude don Fazzini, “non si accettino i soldi delle lotterie per il Giubileo”. ” “” “