“La globalizzazione, conseguenza del progresso scientifico ed economico, è stata sospinta dai grandi gruppi multinazionali e dai paesi in grado di coglierne vantaggi economici e politici. Ha effetti culturali, oltre che economici, estesi e talora dirompenti. Nel nuovo contesto le imprese tendono ad assumere, in alcuni rami di attività, dimensioni sempre maggiori. Una parte preponderante degli scambi mondiali di beni è controllata da qualche centinaio di grandi gruppi”.” “La citazione è un po’ lunga, ma è questo il contesto in cui si colloca qualsiasi possibile progettazione sociale e politica, che non voglia essere retorica o magari auto-consolatoria. La Settimana sociale di Napoli non ha ignorato questo punto di partenza, definito da Antonio Fazio. Che spiazza e disarticola i tradizionali confini tra società politica e società civile così come erano stati formalizzati all’inizio dell’ottocento. Ed impone a tutti gli attori del processo sociale di “posizionarsi”, cioè di trovare una loro collocazione. Questo vale per la Chiesa in quanto tale e per tutte le molteplici istituzioni del “mondo cattolico”, dalle associazioni alle organizzazioni di rappresentanza, alle “opere” sociali. E vale anche per quei soggetti sociali, come la scuola e la famiglia che non a caso proprio in questi anni sono investiti da rapidissimi processi di cambiamento.” “I materiali raccolti a Napoli possono così servire – e sarà questo il compito del documento finale della Settimana sociale – per mettere in fila problemi, risorse e soluzioni possibili. Non vorremmo l’ennesimo catalogo di buone intenzioni, ma una sorta di modesta e concreta “rubrica”. Dalla scuola alla famiglia, dalla comunicazione all’economia, dal volontariato al terzo settore, dal sindacato alle imprese, l’accumulo di analisi e di proposte è notevole. Sul lungomare di Napoli, sferzati dalla pioggia o illuminati dal sole, si è percepito anche che la lezione elaborata a Palermo sta producendo frutti, l’impegno cioè ad uscire da riflessi puramente difensivi, da dinamiche auto-referenziali.” “Ma per fare questo con rinnovata efficacia e quella capacità di parlare ai bisogni veri della gente che la politica oggi sta invano cercando, occorrono due cose: un “di più” di anima e la capacità di lavorare “a corpo”.” “Il Giubileo può essere una occasione, se potremo coglierne la portata spirituale. Il Progetto culturale può essere una cornice, se si supererà la fase di enunciazione e si avrà il coraggio di entrare nel merito, anche a livello territoriale e tematico. Ma Napoli conferma che oggi i cattolici possono dire qualcosa e farsi ascoltare se sanno parlare con voce libera ed autentica. ” “Ecco allora la politica. Che è in deficit, certamente: molti cittadini non si sentono rappresentati. Prima di tutto perché hanno percepito, più in fretta dei politici di professione (che in Italia sono ancora diverse decine di migliaia) che la politica spesso passa fuori dei circuiti tradizionali e comunque reclama soluzioni sui temi concreti. Oggi gli schieramenti – lo dimostra anche il recentissimo vertice di Firenze, così rutilante di Vip – hanno il fiato corto. Perché sono incalzati dai problemi. E su quelli occorre lavorare: occorre lavorare sulle politiche pubbliche. La Settimana sociale ha detto molto in questa direzione. Ma bisognerà essere coerenti, fare seguire alle analisi pratiche azioni. Perché il cambiamento incalza.” “