“Quello che abbiamo visto sembrava l’inferno”. Così gli operatori della Caritas Turchia hanno descritto gli effetti del terremoto di venerdì scorso che ha colpito la località di Duzce, circa 80 km ad Est di Adapazari, causando centinaia di morti, migliaia di feriti e danni materiali al momento inestimabili. “Molte persone sono state uccise dai muri crollati delle loro case, altre sono rimaste ustionate dagli incendi che si propagavano ovunque, alimentati dalle frequenti esplosioni di stufe a gas utilizzate da molte famiglie”. Gli operatori della Caritas sono riusciti a raggiungere Kaynash, un piccolo centro di circa 10.000 abitanti, distrutto quasi totalmente e in un primo momento dimenticato dai soccorritori governativi. “Abbiamo risposto immediatamente al disastro trasferendo a Duzce una parte del team già impegnato ad Adapazari – ha spiegato direttore di Caritas Turchia, padre Adriano Franchini – e stiamo contribuendo alla ricerca e al soccorso delle vittime. Abbiamo già inviato 75 tende che erano stoccate nei nostri magazzini e siamo in attesa dell’arrivo di altre 100 tende. Stiamo provvedendo anche alla distribuzione di cibo, acqua ed altri beni di prima necessità”. E’ possibile – prosegue padre Franchini – “acquistare ogni tipo di merce qui in Turchia e quindi invito tutti a non inviare aiuti umanitari dall’estero, tanto più che leggi molto restrittive rendono complicate e costose le operazioni di sdoganamento”. Il 13 novembre è partito un convoglio Caritas con tre camion contenenti 50 tende e 300 materassi e sta per essere effettuato un ulteriore invio di 60 case prefabbricate. Nel terremoto del 17 agosto una delle zone più colpite è stata Adapazari, dove il 70-80% delle abitazioni sono state distrutte. E lì la Caritas Turchia, anche grazie al primo contributo di 100 milioni da parte di Caritas italiana, ha ultimato l’allestimento di tre tendopoli, con 198 tende che danno ricovero a 1.400 persone. E’, inoltre, in programma la realizzazione di un quarto campo con 50 tende. ” “” “