ECUADOR, EMERGENZA VULCANI: 23.000 “CAMPESINOS” EVACUATI DALLE LORO TERRE

“Le esplosioni si succedono ad un ritmo costante. La cenere si accumula impalpabile mentre percorriamo paesaggi lunari: qui dove tonnellate di cenere ricoprono ciò che era vivo, la morte è signora”. E’ la testimonianza drammatica che arriva da Penipe (nella provincia del Chimborazo), in Ecuador, la zona più colpita dall’eruzione del vulcano Tungurahua. Qui 52 mila ettari di terra sono stati bruciati dalle cenere (ne cadono 5 tonnellate ogni giorno). Oltre 23.000 “campesinos” sono stati costretti ad allontanarsi dalle loro case. “Morte le piante da frutto, i campi di mais, volati lontano gli uccelli, scomparsi gli animali – racconta Nicola Perrone, vice presidente della Comunità internazionale di Capodarco, che in Ecuador porta avanti da anni un progetto di sviluppo socio-sanitario per disabili -. Paesi fantasmi: la chiesa, la scuola, le case, il centro medico. Nessun uomo o donna o bambini: guerra persa contro il vulcano”. Il governo dell’Ecuador ha predisposto un Comitato d’emergenza, che sta lavorando per costruire, in altre zone, case per i contadini su terreni coltivabili. “L’obiettivo – spiega Perrone – è la costruzione di interi paesi nuovi, con i relativi servizi, l’individuazione delle terre coltivabili, la costruzione di infrastrutture e servizi di base: acqua, asili nido, centri di salute, scuole”. La seconda fase consisterà invece “nella riabilitazione della zona, sempre che non si verifichi un’eruzione definitiva, che secondo gli esperti potrebbe accadere tra 6 o 20 mesi”. Intanto i disabili della Comunità “Gesù risuscitato” a Penipe “vivono tutto il tempo chiusi in caso, colpiti da malattie respiratorie, allergie e stress psicologici. La fabbrica di scarpe in cui lavorano funziona a ritmo ridotto, mentre anziani e minori con ritardo mentale sono stati trasferiti a Quito, Cuenca e Riobamba”.” “” “