NOTA SETTIMANALE SIR. Trasmettiamo il testo integrale della nota Sir di questa settimana

D’Alema, bontà sua, riconosce che c’era del buono nei partiti cui gli italiani, fino al 1993, avevano dato alle elezioni costantemente la maggioranza. Si comincia a ragionare del nostro recente passato in termini non meramente propagandistici. Norberto Bobbio con lucidità e sincerità parla della adesione al fascismo sua e della sua generazione. Ma, concordi, tanto il commissario europeo Monti che il governatore della Banca d’Italia, mettono in guardia l’Italia e gli italiani sulla progressiva diminuzione di competitività del sistema – paese.” “La storia incalza. Le retoriche e le propagande declinano. Restano i problemi. Resta la necessità di prendere il nodo di questa interminabile transizione dai due capi, quello del “bilancio”, di una storia da fare senza retorica e senza ideologie e quello della capacità progettuale. I cattolici hanno qualcosa da dire? No, non limitiamo tutto alla questione (sempre meno affascinante) del voto, di quello che tanto il presidente del Consiglio che il leader dell’opposizione chiamano ormai concordemente il “teatrino della politica”. Hanno qualcosa da dire (come è sempre stato nei momenti di svolta di questo paese) su un piano più sostanziale, quello delle cose (identità, memoria, progetto) che tengono unita e danno slancio ad una società? Al Convegno ecclesiale di Palermo, quattro anni fa, era venuta una indicazione strategica: il progetto culturale inteso come forte invito a mettersi in movimento, per rinnovare la pastorale e offrire un apporto creativo allo sviluppo sociale. Il Giubileo può essere una concreta palestra per sviluppare una autentica proposta spirituale che risponda alle attese di oggi. Le iniziative si sono moltiplicate: senza squilli di tromba, ma con un lavoro pertinace, per mettere in movimento le tante e variegate energie presenti e forse un po’ assopite nel mondo cattolico italiano. Si sono affrontati i grandi temi, ma anche si sono posti i concreti problemi del quotidiano lavoro nelle diocesi e nelle parrocchie. Si è progressivamente passati da una sorta di ripiegamento spesso conflittuale, ad una maggiore estroversione. E qui sta anche il punto della settimana sociale sulla società (civile): “quale società civile per l’Italia di domani?” che si apre domani a Napoli.” “C’è un punto interrogativo che vuole esprimere la precisa disponibilità dei cattolici a lavorare per uno sviluppo complessivo che ha il nome antico ma concretissimo di bene comune. Superando quelle tentazioni, pure ricorrenti nella nostra storia, di chiudersi in un orticello o di diluirsi per quieto vivere, ma anche con la consapevolezza che tacere o mettere la testa sotto la sabbia sarebbe un peccato di omissione. Il punto per i cattolici oggi è o dividersi su una agenda decisa da altri o riuscire ad articolare, aperti alla convergenza di tutti, proposte di sviluppo. Quindi ecco l’importanza non tanto di rispondere alla questione sul voto per questo o quel partito, ma l’urgenza dell’impegno nelle istituzioni (statali, pubbliche, del privato sociale, comunitarie, economiche) e nella proposta culturale, sociale e politica.” “Società allora non contrapposta a Stato, che non è una persona o una piramide, ma un legame, un luogo di lavoro. Certo, nella “competizione globale” non ci sono sconti per nessuno, né rendite da difendere. Napoli ripropone così la sfida delle parole e delle opere. Principi chiari, che sono quelli della dottrina sociale, da mettere in atto con coerenza. Accettando, sturzianamente, la sfida della libertà, che impone di misurarsi a viso aperto, ma anche di fare “di più”, di essere sempre più autentici ed adeguati. E, oltre le ideologie che hanno ubriacato questo secolo, la lezione della prudenza, questa antichissima virtù che dice della capacità di combinare i principi con le circostanze, al fine di conservare e sviluppare il buon ordine. Consapevoli che le cose non possono restare immobili: quelle che non crescono, decadono. ” “” “