“Chi tra noi ha una seconda casa la metta a disposizione di chi ne è privo totalmente, segnalando al proprio parroco questa disponibilità”. E’ la richiesta fatta ieri durante la messa da mons. Domenico D’Ambrosio, arcivescovo di Foggia-Bovino, ricordando le vittime del crollo della palazzina di viale Giotto. E’ il “segno visibile di carità” (insieme al conto corrente aperto presso la Banca del Monte di Foggia) che la diocesi suggerisce di fronte all’emergenza abitativa nella città pugliese. “Nella nostra città c’è una vistosa carenza di offerta di spazi abitativi – ha detto -, nonostante i competenti uffici segnalino la presenza di tremila appartamenti sfitti. Sono tanti quelli che cercano una casa. Drammaticamente il crollo della palazzina in viale Giotto ha tolto a molte famiglie l’abitazione, e le conseguenze di tale sinistro potrebbero ulteriormente aumentare il numero di chi deve abbandonare la propria casa”. Ecco allora l’invito ai cattolici ad aprire “le porte della seconda casa per offrirla a chi è senza tetto”, quale “segno di libertà di fronte alle cose”. L’arcidiocesi si impegnerà, ha garantito mons. D’Ambrosio, “ove fosse necessario, a garantire in proprio (con le contribuzioni della curia, delle parrocchie e delle varie realtà ecclesiali), il rispetto e l’adempimento delle condizioni per i contratti di locazione”. Da ieri è stato costituito, a questo proposito, il fondo “Introdurre in casa i senza tetto” “per ricordare e onorare la memoria delle vittime”. Nel ringraziare il Papa e i rappresentanti delle istituzioni per aver manifestato la loro vicinanza, mons. D’Ambrosio chiede inoltre che la presenza dello Stato sia “duratura e operosa”: “Non sia la scelta dettata dall’emozione e dall’eccezionalità del momento – ha precisato – ma lo stile con cui questa comunità si sente accolta, interpretata e aiutata nel superamento di piaghe e ferite ataviche o recenti che indeboliscono e aprono ulteriori crepe al suo tessuto sociale”.” “” “