Lotta alla povertà ma soprattutto una formazione professionale più qualificata e adatta a rispondere alle esigenze dei ragazzi. Sono alcuni dei rimedi che i responsabili e gli operatori di settore per combattere la piaga del lavoro minorile. E’ quanto emerge da un sondaggio realizzato dalla sociologa Marie Gannon, della pontificia facoltà Auxilium, tra 117 associazioni, gruppi, parrocchie ed istituti che si occupano di minori. I risultati dell’indagine sono stati presentati questa mattina a Montecatini Terme nel corso di un seminario nazionale sul lavoro minorile promosso dal Bice. Tutti sono d’accordo nell’affermare che la famiglia sia “strategica” negli interventi per eliminare il lavoro dei bambini (91,5%), così come la scuola (97,4%). I dati confermano infatti che la povertà e le situazioni familiari precarie sono causa e conseguenza dello sfruttamento del lavoro minorile e che la preoccupazione di avere un guadagno “tutto e subito” tende ad essere correlata con un’esperienza lavorativa precoce. ” “Dagli operatori del settore emerge anche un giudizio univoco sul fatto che “il lavoro minorile si combatte favorendo l’educazione al lavoro e potenziando la formazione professionale”. Il sondaggio rileva infatti che “la dispersione scolastica è correlata allo sfruttamento del lavoro minorile” e che “l’educazione scolastica di qualità è una valida strategia sia contro la dispersione sia contro lo sfruttamento”. A questo proposito, il 98,1% degli intervistati è convinto che “occorra impostare l’educazione scolastica e la formazione professionale in base alle esigenze concrete dei bambini e dei ragazzi” mentre il 92,8% pensa che “la formazione professionale debba essere riconosciuta ai fini dell’assolvimento dell’obbligo scolastico”. Dal sondaggio infine si rileva che il fenomeno è presente “anche nelle aree geografiche non economicamente svantaggiate” e che “anche negli ambiti legali possano prodursi forme di sfruttamento dei bambini”. ” “