LAVORO MINORILE: UN CONVEGNO SULLE “NUOVE FORME” DI SFRUTTAMENTO

A dieci anni dalla Convenzione Onu sui diritti dei bambini, “il lavoro minorile è ancora presente in molte regioni italiane e non sempre il fattore economico è la causa principale di questo fenomeno”. E’ quanto denunciano gli organizzatori di un seminario su “Il lavoro minorile: non basta dire di no”, svoltosi oggi a Montecatini Terme (Firenze) per iniziativa del Ufficio italiano del Bice (Bureau international catholique de l’enfance). “Il lavoro minorile è cambiato – spiega Isabella Poli, responsabile del Bice per l’Italia, che coordina 30 associazioni che si occupano di minori – e oggi ne sono vittime soprattutto gli stranieri, specialmente quelli clandestini. Nascono anche nuove e più subdole forme di sfruttamento, come quella degli oltre 5 mila extracomunitari con meno di 16 anni ‘importati’ da società di calcio minori con la speranza di ‘fabbricare’ nuovi campioni, o come le centinaia di bambini italiani trasformati dalle famiglie in professionisti della pubblicità”. Al seminario di Montecatini sono stati presentati anche i risultati di un sondaggio svolto tra oltre cento associazioni, parrocchie e istituti, da cui emerge tra l’altro che “lo sfruttamento del lavoro minorile è presente anche nelle are geografiche non economicamente svantaggiate”. Per questo tra le cause del lavoro minorile, oltre alla situazione di povertà della famiglia, viene indicata anche la preoccupazione di avere un guadagno “tutto e subito”. “L’interesse della Chiesa per la piaga del lavoro minorile – ha spiegato mons. Mario Operti, direttore dell’Ufficio Cei per la pastorale sociale e il lavoro – costituisce una costante nelle preoccupazioni morali ed educative della comunità cristiana”, che intende stimolare i credenti alla “vigilanza” su questo fenomeno e ad “agire in modo coerente alla presa di coscienza e alle valutazioni fatte”. ” “” “