E’ un invito alla cautela e alla “tolleranza consapevole” quello emerso durante il seminario di studio sui matrimoni islamo-cristiani organizzato dal Segretariato per l’ecumenismo e il dialogo della Conferenza episcopale italiana che si è svolto nei giorni scorsi a Roma. E’ stata richiesta inoltre l’elaborazione di un “vademecum” a livello nazionale per dare uniformità agli orientamenti pastorali e alle indicazioni pratiche già attuate in alcune diocesi (ad esempio a Brescia). Numerose le problematiche esposte nel corso del convegno, dalla diversità dei diritti di famiglia nei vari Paesi islamici e in Occidente, alle differenti interpretazioni del Corano (a seconda delle scuole teologiche) che relegano la donna in un ruolo subalterno, togliendole addirittura la tutela giuridica dei figli. Mons. Dante Lafranconi, vescovo di Savona-Noli, che ha concluso il seminario, invita “a procedere con cautela nella concessione della dispensa che consente il matrimonio islamo-cristiano” e a “valutare ogni volta caso per caso”. La situazione è talmente piena di implicazioni giuridiche e religiose penalizzanti (soprattutto per la donna) che talvolta “è preferibile il matrimonio civile”. Nel caso due persone siano fermamente decise a contrarre un matrimonio islamo-cristiano, mons. Lafranconi ribadisce l’importanza di “lavorare molto sulla formazione dei fidanzati per renderli consapevoli delle difficoltà cui vanno incontro”. E’ inoltre necessaria, secondo il vescovo di Savona, una “chiara presa di coscienza della propria identità cristiana” mentre sul piano pastorale è fondamentale una “continua collaborazione tra la Fondazione Migrantes, l’ufficio famiglia e il Segretariato per l’ecumenismo e il dialogo”.