“In famiglia l’uomo tende a fare da supporto, a dare una mano, ma non a condividere con la partner la responsabilità e il carico di lavoro, sia per quanto riguarda i figli sia rispetto alla gestione del ménage familiare”. E’ quanto scrive Carmine Ventimiglia, sul mensile delle Edizioni paoline “Famiglia oggi”, in distribuzione, in questi giorni e dedicato al tema “Semplicemente padri”. Secondo Mariateresa Zattoni e Gilberto Gillini, “esistono padri che in famiglia non parlano, non si espongono, si lasciano al traino e si acconciano al ruolo di esecutori della madre”. Questo perché “oggi sempre più le madri occupano da sole l’intero spazio della genitorialità e non danno ai padri diritto di parola. Siamo di fronte a un circolo interattivo: più la madre indica come deve fare il padre, più egli si ritira; ma più egli si ritira, più la madre si sente in dovere di stimolarlo all’esercizio della libertà”. Un circolo vizioso, questo, che “può essere interrotto solo da donne dotate di fantasia creativa”. Sul versante sociale, osserva invece Corrado Pontalti, “il padre odierno agisce in un clima di emarginazione, costretto a compiti operativi, privato dello spessore che rivestiva nella dinamica dei simboli della vita mentale collettiva”. “E’ vero che padri non si nasce, ma lo si diventa”, aggiunge Luciano Corradini, “e questo avviene non semplicemente in seguito alla scelta procreativa o alla decisione di adottare un figlio”, quanto piuttosto attraverso un’assunzione di responsabilità che “avrà una grossa influenza non soltanto sul benessere del nascituro, ma anche sul suo futuro di padre”. ” “” “