“Libertà, libertà!” Questa ovazione di cinque minuti è il ricordo più intenso dei duecentomila di piazza San Pietro, stretti intorno al Papa per la conclusione della grande Assemblea Nazionale sulla scuola cattolica.” “Eccolo allora, il Papa della libertà, a spronare in avanti tutti gli italiani su questa frontiera fondamentale, quella del progetto educativo, dell’investimento sulla scuola. E’ un discorso franco ed aperto, che pone con decisione la questione del “riconoscimento della parità giuridica ed economica tra scuole statali e non statali” e spinge verso una “logica nuova” di articolazione del sistema scolastico, “se vogliamo attuare un processo di riforma che renda davvero più moderno e più adeguato l’assetto complessivo della scuola italiana”.” “La posizione è molto chiara: non si reclama alcun privilegio. Ma si rilancia sulla libertà. E’ la logica del pontificato di Giovanni Paolo II, più che mai evidente oggi, mentre si festeggiano i dieci anni del crollo del muro di Berlino: scommettere sulla libertà e scommettere sulla capacità da parte della Chiesa ed in concreto di tutti i cristiani di sapere giocare il gioco, offrendo quei punti di riferimento chiari e sicuri, indispensabili allo sviluppo stesso della libertà. ” “Questo permette di parlare con molta franchezza alle istituzioni, alle forze politiche e sociali, alle pubbliche autorità. In Italia, sulla scuola in particolare, resistono anacronistici steccati, “resistenze estranee ai valori di fondo della tradizione culturale europea”, ha detto il Papa. Certo, ha riconosciuto, alcuni passi sono stati fatti, ma “restano purtroppo insufficienti”. Ecco quindi che il Papa chiede “con forza” che sia rispettato concretamente il diritto delle famiglie e dei giovani ad una piena libertà di scelta educativa. Lo chiede “ai responsabili politici ed istituzionali”, li pungola sulla strada della libertà.” “Certo il Papa è stato franco anche con il mondo cattolico. Accettare la sfida della libertà significa anche “rivolgere con non minore sincerità e coraggio lo sguardo al nostro interno, per individuare e mettere in atto ogni opportuno sforzo e collaborazione, che possano migliorare la qualità della scuola cattolica”. Più in generale significa per tutta la Chiesa essere capace di rendere testimonianza e di offrire punti di riferimento.” “Il discorso del Papa, tutta l’Assemblea nazionale sulla scuola cattolica, hanno così reso un buon servizio. Tanto alle forze politiche che alla stessa comunità ecclesiale. Perché è stato posto con forza il problema del vero cambiamento.” “In fondo questi anni di transizione incompiuta appaiono più un lungo epilogo che un vero inizio. Ci vuole allora più coraggio. Per superare il vecchio modo di impostare i problemi per non costruire sulla sabbia. Auguriamoci che le forze politiche abbiano capito questo messaggio molto chiaro e siano capaci di trarne serenamente le conseguenze, proprio per il bene del Paese.” “Ed allora Giovanni Paolo II interviene con grande chiarezza anche sulla famiglia. Sì, perché anche la famiglia, come la scuola, ha bisogno di più libertà. Libertà dalle forme esplicite o mascherate di collettivismo statalistico o consumistico, libertà dai non meno gravi pericoli che vengono dall’assimilazione alla famiglia naturale fondata sul matrimonio di altre forme di unione che nulla hanno della famiglia. Le iniziative in questa direzione infatti giocano su una grave ambiguità. Sostenere persone in difficoltà non può in alcun modo portare a transigere sui valori. ” “”Libertà, libertà”. Alla fine del ventesimo secolo questo grido forte e sereno è rivolto sia verso le vecchie forme di statalismo, sia verso le nuove seduzioni del relativismo. Le une e le altre sono antitesi della vera libertà, perché sono fondate in ultima analisi sull’oppressione, che può manifestarsi in forme evidenti o in forme subdole, ma non meno gravi ed esiziali per la capacità di sviluppo e di apertura al futuro di una società. Certo la via ribadita dal Papa è ardua. Per le istituzioni, perché impone il cambiamento, lo sviluppo, e per i singoli, perché impone una precisa responsabilità. Ma è la strada della libertà. ” “” “