“Dal 5 all’8 novembre Giovanni Paolo II riprende il bastone del pellegrino e torna in India, dove era già stato nel 1986. Poi, al ritorno, una sosta in Georgia, paese dell’ex Urss dove vivono circa 100 mila cattolici”, scrive Silvano Spaccatrosi in una nota che sarà pubblicata sul prossimo numero del Sir. E rileva: in India “con l’attesa è cresciuta anche la polemica degli integralisti indù, che minacciano contestazioni contro la presenza del successore di Pietro. Non vogliono, ha detto per esempio Rajinder Singh, il capo di uno dei movimenti più accesi, lo Rss, che il Papa affermi che ‘la salvezza può essere raggiunta solo attraverso il cristianesimo’, meritandosi però la censura degli altri capi religiosi e dei rappresentanti dello stesso governo che lo ha invitato. Ed una marcia di integralisti è già partita da Goa, capitale storica del cattolicesimo indiano, per raggiungere New Delhi in tempo per l’arrivo di Giovanni Paolo II. Atteggiamenti fondamentalisti che non sono soltanto folclore. L’Asia, il continente da dove è partito l’annuncio del Vangelo, è oggi una terra di persecuzione e di martirio per la Chiesa. Il cristianesimo, che pure nella sua origine rivendica pari dignità con le grandi religioni del continente, è visto invece come una fede esterna, lontana dalla cultura e dalla tradizione dei suoi popoli. Nulla di più falso, appunto, per il continente che ha dato i natali a Cristo”.