Mons. Sigalini suggerisce inoltre di creare “con le autorità pubbliche una iniziativa in cui ciascuno (parrocchia, genitori, insegnanti, assessori, forza pubblica) dia il suo contributo”. E precisa: “Non stiamo confondendo la notte e il giorno, non vogliamo fare il verso alle multinazionali del divertimento che impostano il loro guadagno cancellando le differenze. Non siamo così ingenui da pensare che la cura della notte può fare a meno dell’interesse per i giovani di giorno. Sappiamo che molte disfatte di giovani nella notte dipendono da giornate senza senso, da mancanza di adulti significativi nel lavoro e nella scuola, nella famiglia e nella società”. Per questo, sottolinea, “abbiamo sempre il dovere, come cristiani, anche solo di soccorrere i feriti. E gruppi di giovani che fanno volontariato nelle discoteche già ci sono, tra mille difficoltà. Sono troppo pochi ancora e spesso lasciati soli con problemi più grandi di loro”. Mons. Sigalini chiede anche una “presenza delle forze dell’ordine più articolata” all’interno e all’esterno delle discoteche: “Perché la polizia è presente in maniera massiccia negli stadi e in questi luoghi notturni molto meno? Come può un gruppo di volontari intercettare gli spacciatori? I proprietari di discoteche non vanno lasciati soli anche se qualche responsabilità devono assumerla pure loro”. “Nessuno che ha a cuore i giovani può tirarsi indietro di fronte a questa cultura sempre in trasformazione – conclude – , ma dura a cambiare rotta”.