SUSSIDIARIETÀ E GLOBALIZZAZIONE: UNA SFIDA PER L’ITALIA E L’EUROPA

Qual è il criterio che deve regolare i rapporti tra i soggetti operanti nella vita sociale? E’, secondo quanto scriveva il card. Pietro Pavan, quello della sussidiarietà, per il quale le entità politiche di grado superiore non debbono sostituirsi a quelle inferiori, se non in caso di loro inefficacia. Per ricordare la figura e il pensiero del porporato scomparso cinque anni fa, le Acli e l’Associazione “Card. Pavan” hanno tenuto oggi a Roma un simposio sul tema “La sussidiarietà nel tempo della globalizzazione, una sfida per la società”. “Una sussidiarietà qualificata dal basso, nella quale i cittadini sono il primo soggetto morale e politico”, ha specificato mons. Fernando Charrier, presidente della Commissione per i problemi sociali e il lavoro della Cei, e “già indicata dal Magistero della Chiesa”. Ad avviso di Giovanni Manzone, docente di teologia morale alla Pontificia università lateranense, il card. Pavan attribuiva allo Stato il compito “di tutela dei valori spirituali e di controllo, orientamento e armonizzazione delle iniziative dei singoli (famiglia, scuola, associazionismo, enti locali)”. Poiché “i valori vengono elaborati, legittimati e sostenuti dalle realtà locali”, è proprio lì secondo mons.Diarmiud Martin, segretario del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, “il germe per la costruzione di un’Europa forte e coesa”. Lorenzo Ornaghi, prorettore dell’Università Cattolica, ha sottolineato la centralità, nel progetto culturale della Chiesa, della ricostruzione del tessuto sociale e civile in Italia, possibile, “attraverso l’applicazione del principio di sussidiarietà in due delle aree tematiche del progetto Cei: la promozione delle libertà e lo sviluppo delle identità locali radicate sul territorio”.