LETTERA DEL PAPA AGLI ANZIANI: SIGNORI DEL TEMPO E CUSTODI DELLA MEMORIA

“Anziano anch’io, ho sentito il desiderio di mettermi in dialogo con voi”. Inizia così la lettera di Giovanni Paolo II agli anziani che è stata presentata questa mattina in Vaticano. Nato a Wadowice il 18 maggio 1920 il Santo Padre esprime la sua vicinanza spirituale e il bisogno di “un contatto più immediato” con i suoi coetanei. Nella lettera, il Papa ripercorre con la memoria le tappe della sua esistenza che si intrecciano, come lui stesso dice, con gran parte degli eventi che hanno segnato la storia di questo secolo. “Sopra ogni cosa tuttavia – afferma il Papa -, vedo stendersi la mano provvidente e misericordiosa di Dio Padre”. Che cosa è la vecchiaia per il Papa? “E’ l’epoca privilegiata – risponde – di quella saggezza che in genere è frutto dell’esperienza”. Ma se “nel passato si nutriva grande rispetto per gli anziani” oggi “la cosiddetta terza o quarta età è spesso deprezzata, e gli anziani stessi sono indotti a domandarsi se la loro esistenza sia ancora utile”. Da qui l’appello ai giovani di “onorare” gli anziani: “escluderli – avverte Giovanni Paolo II – è come rifiutare il passato in cui affondano le radici del presente in nome di una modernità senza memoria”. Nalla parte finale della lettera, la riflessione di Giovanni Paolo II si trasforma in una meditazione sulla morte. “E’ naturale – scrive il Papa – che, con il passare degli anni, diventi familiare il pensiero del tramonto”. La vecchiaia è infatti “il tempo in cui più naturalmente si guarda alla soglia dell’eternità. E tuttavia anche noi anziani facciamo fatica a rassegnarci alla prospettiva di questo passaggio”. E’ una “una dimensione di oscurità che necessariamente ci intristisce e ci mette paura”. Ma il Papa invita a considerare la “prospettiva piena di speranza” che emana dal Vangelo e a guardare a Cristo, “primo Testimone della vita immortale”. Ma come sarà la morte per il Papa? Sarà come andare, risponde, “di vita in vita!”.