SOLIDARIETÀ: UN’INDAGINE DELL’EURISPES SULLA CASE FAMIGLIA DELL’ASSOCIAZIONE PAPA GIOVANNI XXIII

Sono in maggioranza i “problemi familiari” i motivi che hanno portato 630 persone a vivere nelle 117 case-famiglia dell’Associazione Papa Giovanni XXIII di don Oreste Benzi, sparse su tutto il territorio italiano (in maggioranza al Nord). Un dato dell’indagine, che sarà presentata domani a Bellaria (Rimini), condotta dall’Eurispes su questo modello di casa famiglia, per verificare quanto la famiglia possa essere “ambiente terapeutico e strumento per la guarigione o il miglioramento di handicappati fisici e mentali, disadattati sociali e deviati”. Tra le 630 persone accolte (318 uomini e 312 donne) 524 sono italiani, mentre gli stranieri provengono soprattutto da Albania, ex-Jugoslavia, Russia, Nigeria, Romania. Il 56,5 è ospite a causa di problemi familiari, un quarto è ritardato psichico, il 15,1% è handicappato fisico, l’8,6% ha problemi mentali, il 7,6% è tossicodipendente, il 5,1% sono ex-prostitute e il 4% ex-alcolisti, mentre il 3,3% sono ragazze madri. Dalla ricerca risulta che i responsabili delle case famiglia hanno un’età compresa tra i 31 e i 40 anni, questo a marcare una “forte vocazione giovanile nell’impegno sociale”. Un dato interessante riguarda la centralità dell’ispirazione religiosa: oltre il 93% degli intervistati ha sottolineato il ruolo fondamentale della fede nella propria esistenza, tra i quali il 63,2% ritiene che l’essere cattolici si traduca nel “rendere visibile il messaggio cristiano”. Emerge la centralità del principio di solidarietà sociale (nel 69,2% dei casi) e di giustizia sociale (21,4%). Inoltre il 49% degli intervistati si è dimostrato aperto al confronto con altre fedi e culture, sottolineando l’importanza della condivisione delle diversità.