Incontrando i giornalisti a margine dell’Assemblea speciale del Sinodo dei Vescovi per l’Europa, il card. Miloslav Vlk, arcivescovo di Praga e presidente del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa) ha parlato della “grande illusione” dei Paesi dell’Europa centro-orientale, dopo il crollo del muro di Berlino nel 1989. “Siamo stati ingenui – ha detto il card. Vlk – perché dopo il crollo del muro di Berlino e la fine dei regimi comunisti abbiamo creduto che con la libertà sarebbero stati risolti tutti i problemi, che la libertà avrebbe messo tutto a posto”. Ma, a dieci anni di distanza, c’è la grande disillusione: “Non si possono dimenticare 40 anni di indottrinamento comunista in un attimo – ha spiegato Vlk – l’eredità del nostro passato è molto pesante, ci sono molti problemi da affrontare” e la gente, così come la classe politica, non sempre è pronta. ” “”Con la fine della guerra fredda – ha aggiunto l’arcivescovo di Praga – credevamo che sarebbero finiti anche i contrasti e le divisioni nel nostro continente. Neanche questo è avvenuto: il muro di Berlino è caduto ma l’odio tra i popoli è rimasto anzi, in molti casi, si è ancora più acceso”. Per affrontare questa situazione, secondo il cardinale, è necessario “un lungo cammino di formazione e di testimonianza”. Il problema, ha aggiunto mons. Josef Homeyer, vescovo di Hildesheim e presidente del Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea), è che “il comunismo ha impedito contatti e comunicazione: ora i popoli dell’Europa centro orientale, usciti dal socialismo reale, devono recuperare una ‘cultura dell’incontro'”.” “