DUCCI: “DIFFIDATE DEI SONDAGGI SULLE ‘MADRI IDEALI'”

“Non esiste un modo univoco di essere madri: ognuno di noi ha il proprio carattere, la propria disponibilità, i propri ritmi di vita, e quello che va bene per una madre può non andar bene per l’altra”. Commenta così Edda Ducci, docente di filosofia dell’educazione all’Università “Roma III”, un recente sondaggio inglese, rilanciato oggi dalla stampa, secondo il quale le “madri ideali” sarebbero quelle che lavorano, perché, lasciando i propri figli a nonni, nidi o baby-sitter, li farebbero crescere “più svegli, indipendenti e creativi”. “Sondaggi come questo – prosegue Ducci – enfatizzano alcune caratteristiche, generalizzandole in maniera impropria fino a farle diventare, in un senso o nell’altro, paradigmi ideali della condizione femminile”. Essere madri, spiega invece la docente, “implica sempre un rapporto: se l’essere umano è già misterioso quando agisce, figuriamoci quando agisce in relazione, sommando due individualità di per sé misteriose. Un figlio, ad esempio, può essere ‘refrattario’ al modo in cui una madre si relaziona con lui, e allora sta alla donna ‘reinventare’ il suo rapporto con il figlio”. Di qui l’importanza, per la pedagogista, “di porsi non tanto il dilemma ‘lavoro sì, lavoro no’, quanto di interrogarsi sul tipo di relazione che ogni madre instaura con il proprio figlio”. Ciò che bisogna chiedersi, in altre parole, “è se il tipo di relazione in questione realizza, risveglia, fa sviluppare il proprio figlio o se mira solo al soddisfacimento di alcuni suoi bisogni esteriori – fisici, economici, materiali – limitandosi ad essi, senza saper intuire i bisogni profondi del bambino che si ha di fronte”. “Una madre – osserva, ad esempio, Ducci – può stare in casa anche tutto il giorno e non accorgersi di quello di cui il bambino ha realmente bisogno”.