Sono 6 in Italia le confessioni religiose che hanno stipulato con lo Stato italiano un’intesa. A loro fianco si aggiungono 32 enti di culto diversi dal cattolico dotati di personalità giuridica. Ma la mappa religiosa del nostro Paese non si limita qui. Solo nell’area del cristianesimo, per esempio, si contano centinaia di denominazioni e gruppi pseudo-religiosi che come tali si situano ai margini delle Chiese. A questi si aggiungono le aggregazioni di matrice e ispirazione islamica, induista, buddista, taoista e scintoista. La frangia per così dire “estrema” è poi rappresentata dalle aggregazioni con caratteristiche esoteriche, sataniche, salutistiche e “del potenziale umano”. A presentare la situazione della religiosità nel nostro Paese è stato questa mattina Giuseppe Ferrari, segretario nazionale del Gris (Gruppo ricerca e informazione sulle sette), che insieme al rettore della Lumsa (Libera Università Maria SS.Assunta), Giuseppe Dalla Torre, ha aperto a Roma il convegno internazionale su “Libertà religiosa e ordinamenti democratici. Criteri per una legislazione”. Rispetto alle analisi del passato, ha detto Dalla Torre, “il fenomeno religioso sembra proporsi in maniera nuova e in forme diverse”. E’ un fenomeno “complesso, variegato e rigoglioso”, di fronte al quale “l’Occidente – ha proseguito il rettore – non era preparato e dal punto di vista giuridico si trova oggi poco attrezzato”. Obiettivo del convegno è quello di individuare criteri che possano essere di ausilio per legiferare nel delicato campo della religiosità in Italia. “E’ evidente – ha precisato Dalla Torre – che in un ordinamento democratico, il diritto di libertà religiosa non si tocca come pure non si tocca il principio delle eguali libertà di cui devono godere tutti. Però si pone oggi la necessità di un regolamento di questo diritto perché ogni dimensione religiosa non può non coniugarsi con le dimensioni della doverosità e della solidarietà”.