“Ognuno deve convertirsi: il Sud dai suoi atteggiamenti di vittimismo e di rassegnazione ed il Nord dall’atteggiamento di superiorità o dalla tentazione di essere aggredito”. Lo ha detto mons. Giuseppe Agostino, arcivescovo di Cosenza-Bisignano, nell’intervento di apertura del convegno su “Il Paese non crescerà se non insieme”, che si tiene da oggi fino al 10 ottobre a Martina Franca (Taranto), per iniziativa dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro, del Servizio nazionale di pastorale giovanile e della Caritas italiana, a 10 anni dalla pubblicazione del documento della Cei “Chiesa italiana e Mezzogiorno: sviluppo nella solidarietà”. Secondo il vescovo, “bisogna evitare tutte le generalizzazioni. Il Sud non è sinonimo di mafia” ma di “situazioni in cui il crimine trova contesti di devianza, per subcultura, per deficit di una sana società civile, per una catechizzazione rudimentale che orienta al magico nel sacro e al facile nel sociale”. In Italia, invece, per mons. Agostino “c’è bisogno di mostrare la stima reciproca” tra Nord e Sud e di “investire nel Sud”, sviluppando quell’interscambio già avviato grazie al progetto “Policoro” promosso dalla Cei per una “scuola d’impresa per giovani dal Sud al Nord”. Come si legge nel documento “Chiesa italiana e mezzogiorno”, ha aggiunto il vescovo, “non ci sarà sviluppo integrale del Sud senza un presupposto culturale, etico, frutto di un’autentica evangelizzazione”. Le Chiese meridionali, in particolare, devono essere “in prima linea” nella formazione delle coscienze, poiché – ha concluso Agostino – “le vere prospettive di rinnovamento e di sviluppo consistono in una profonda e costante maturazione personale, comunitaria e sociale”.