CARD. MARTINI: LA SOLA PUNIZIONE NON BASTA

“Occorre superare il concetto di carcere come unico rimedio per il male. E’ un intervento di emergenza per arginare una violenza gratuita e impazzita. Vanno ripensati i tradizionali modelli sanzionatori, perché il carcere diventi anche luogo di risocializzazione, con programmi chiari e controllati, l’impegno di persone motivate e incentivi per i processi di recupero della persona”.” “Così il cardinale Carlo Maria Martini è intervenuto ieri a Lecco in un convegno su “Parola di Dio e legislazione umana di fronte alla questione criminale: punizione o perdono?” Un tema “incandescente” ha esordito Martini, “capace di scatenare contrasti soprattutto alla luce dei violenti eventi criminosi di questi giorni che anche a Milano hanno colpito e ucciso uomini e donne inermi e hanno fatto scattare l’esigenza di maggiore sicurezza e protezione per i cittadini”.” “L’arcivescovo di Milano ha detto di avere a cuore sia le sofferenze dei detenuti sia quelle delle vittime e dei loro familiari. “Oggi”, ha proseguito, “appare evidente l’inadeguatezza di misure solo repressive o punitive. Il carcere è il luogo dove emergono tutte le contraddizioni e le sofferenze di una società malata”. Secondo Martini va superata “una certa fiducia cieca nella pena retributiva e meccanica quale unica forma capace di migliorare i comportamenti del colpevole. La storia di tante prigionie conferma l’attiva cooperazione del detenuto quando l’espiazione perde una valenza puramente vendicativa per assumere quella medicinale. In non pochi casi questo processo porta a vera rinascita personale e sociale e al desiderio di pagare il male reso”.” “Per Martini, oltre a individuare programmi di prevenzione del crimine, “occorre fare di tutto perché anche il carcere sia luogo di risocializzazione Per questo deve essere ripensato nei fondamenti e nelle finalità”. “Le leggi e le istituzioni penali di una società democratica”, ha aggiunto Martini, “hanno senso se operano sempre in funzione del recupero del colpevole e nel rispetto della sua dignità, e per la tutela dei più deboli”, senza per questo entrare in contraddizione con le richieste di maggiore sicurezza.” “” “” “