Nonostante il martirio di religiosi e religiose, la grande famiglia di don Bosco si appresta a vivere la 129ª spedizione missionaria. Quest’anno sono pronti a partire 20 salesiani, 13 suore delle Figlie di Maria Ausiliatrice e 16 volontari laici, tra i quali cinque sono coppie italiane con bambini da un mese a 13 anni. I Paesi di destinazione sono l’Africa (dalla Sierra Leone allo Zambia), l’Asia (dalla Cambogia all’India), l’America Latina (dal Brasile all’Argentina) e l’Europa dell’est (Albania e Russia). “La maggior parte dei partenti – si legge su “Ans”, l’agenzia internazionale salesiana – andrà in Africa, per rafforzare le presenze più deboli; un buon numero è diretto verso l’Asia, per dare maggiore consistenza ad alcune presenze appena avviate (Pakistan, Cambogia, Papua Nuova Guinea), e si riapre anche l’accesso a Cuba”. Ai religiosi si uniscono anche 16 volontari laici appartenenti al Vis, l’ong italiana che coordina il servizio di volontariato per lo sviluppo. “La presenza dei laici tra i partenti – affermano i salesiani – è il segno della missionarietà della vocazione salesiana a tutti i livelli e per tutti i destinatari”. Sono passati 124 anni dalla prima spedizione missionaria salesiana. Nel 1875, l’anno della prima partenza, i salesiani erano agli inizi della loro storia e non avevano ancora varcato i confini del Piemonte. Oggi sono presenti in 123 nazioni. L’agenzia salesiana riporta anche le ultime informazioni ricevute direttamente dai confratelli di Timor est che si trovano nel campo profughi di Kupang dove attualmente vivono 10 mila persone. Il superiore della Visitatoria di Kupang, don Wong, si è detto “preoccupato per la mancanza di notizie dei salesiani di Bacau, Los Palos, Fatumaca e Venitale” e che i religiosi continuano a vivere con “la sensazione di rischio e insicurezza”.