“L’adozione oggi in Italia. La travagliata riforma della legge 184/83”. Questo il tema della conferenza, promossa dall’Associazione per la tutela dell’infanzia (Ati), che si è svolta ieri sera a Roma presso l’Università Cattolica. Scopo dell’incontro, una riflessione sulle cause che rallentano l’iter della riforma. Tre, secondo Matilde De Paola Giuliani, presidente dell’Ati, i punti da affrontare: “L’inadeguatezza dei limiti di età degli adottanti (che deve superare quella dell’adottando di almeno 18 anni e di non più di 40, ndr), le procedure giudiziarie e amministrative lunghe e farraginose e la necessaria riqualificazione del personale dei servizi sociali”. Carla Mazzuca, presidente della Commissione speciale del Senato in materia d’infanzia, ha messo in evidenza la preminenza dell’interesse del bambino, sancita dalla “Dichiarazione dei diritti del fanciullo” di New York del 1989 e ha parlato del delicato aspetto della ricerca dei genitori biologici. “La Convenzione dell’Aja – ha ricordato – afferma che il ragazzo a 18 anni ha diritto ad accedere alle informazioni sui genitori biologici”, problema che deve tener conto peraltro “anche del diritto della famiglia adottiva”. Il vice presidente della Commissione giustizia del Senato Luciano Callegaro, in qualità di relatore della Commissione speciale infanzia sulla riforma L.184/83, si è detto contrario a concedere l’adozione a coppie di fatto o singles. “La Costituzione – ha detto Callegaro – definisce la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio; con l’adozione si tende a dare al bambino una famiglia costituita da un padre e da una madre e possibilmente da altri bambini. Il bambino ha bisogno di una famiglia, non di una semplice convivenza o assistenza”.