La necessità di aprire “nel Paese, nella società civile, nelle associazioni, nelle scuole, nelle parrocchie un grande dibattito sulle prospettive della riforma delle forze armate” che affronti anche “l’ipotesi di un servizio civile per tutti i giovani, maschi e femmine, come opportunità di diffusione dei valori della pace, della solidarietà, della partecipazione” è sottolineata con forza in un documento elaborato dalla Caritas italiana e sottoscritto dalla maggior parte delle organizzazioni di ispirazione cristiana: Azione cattolica, Agesci, Pax Christi, Acli, Cnca, Federsolidarietà, Ispettorie Salesiane, Cl, Movimento dei Focolari, Associazione Papa Giovanni XXIII, Misericordie d’Italia, Fict. I firmatari del testo, intitolato “C’era una volta il servizio civile…”, si chiedono, tra l’altro, “quali significati l’abolizione della leva assuma per i giovani e per tutto il Paese” ma anche se “crescerà la distanza tra società civile e apparato militare”, “chi e che cosa serve perché l’esercito del futuro sia una vera forza di polizia internazionale?”. E formulano tre richieste precise: al Presidente della Repubblica “di farsi garante del rispetto del dettato costituzionale, in particolare per ciò che attiene l’esercizio dei diritti/doveri di solidarietà e l’adempimento dell’obbligo della difesa della Patria”; al Governo, al Parlamento e alle forze politiche “di legiferare contestualmente sul servizio militare e quello civile in maniera attenta alla valorizzazione delle energie giovanili”; alla comunità ecclesiale “di proseguire e intensificare quell’azione di educazione delle giovani generazioni alla solidarietà e alla pace che in questi anni ha avuto tra i luoghi privilegiati la scelta dell’obiezione di coscienza e l’impegno del servizio civile”. “Lo Stato proponeva ai giovani il servizio militare oppure quello civile come apporto personale al benessere della comunità da cui ciascuno riceve – scrivono -. Adesso la proposta cambia radicalmente: per coloro che vorranno è aperta la professione del militare per un periodo prolungato. Da uno Stato casa di tutti, che chiede di contribuire al bene comune, allo Stato datore di lavoro”.” “” “