DETENZIONE E VOLONTARIATO: DON BENZI, “LA NOSTRA UTOPIA? RENDERE INUTILE IL CARCERE” (2)

Pochi finanziamenti e nessun segnale di volontà da parte del governo per “potenziare un settore che viene ormai lasciato a se stesso”. Lo denuncia Livio Ferrari, coordinatore nazionale del Seac. Per fare un esempio, Ferrari dice che “nel 1998 sono state dati 25 mila e 800 affidamenti in prova al servizio sociale. Di queste misure solo 7800 sono state date a persone condannate ed entrate in carcere. Le altre 18000 sono state beneficiate da persone che non sono mai entrate nel circuito penitenziario e le hanno ricevute direttamente dal tribunale. Questo significa – prosegue il responsabile del Seac – che il carcere non ha i mezzi per darne di più. Non ha operatori (ci sono istituti con mille detenuti e soli 5 operatori) e non ci sono sufficienti assistenti sociali”. Ferrari esprime anche la preoccupazione del Seac per la decisione presa dall’ultimo Consiglio dei ministri di prevedere per l’anno 1999 al massimo un’assunzione di 450 persone nell’amministrazione penitenziaria, “quando ci sono degli organici che in certi settori sono al tracollo”. “Sono tutti – afferma Ferrari – segnali negativi di un governo che non sta dando quello che invece si sperava”. Sul tema della sicurezza, il coordinatore del Seac punta il dito contro “la disinformazione”. “E’ più facile per i sindaci – dice Ferrari – chiedere più polizia e più restrittività che non costruire ed avviare progetti perché i quartieri più a rischio possano finalmente uscire dalla ghettizzazione”. “I più grandi assenti per le politiche penitenziarie – conclude Ferrari – sono gli enti locali. Il volontariato non si è mai rifiutato di svolgere questi ruoli di supplenza, ma si è stancata di fare da cuscinetto fra uno Stato che ha delegato in toto al privato sociale e al volontariato, non prendendosi le sue responsabilità e non investendo in questo settore”.