MISERICORDIE E PROTEZIONE CIVILE: LA LEGGE NON SI DIMENTICHI DEL VOLONTARIATO

“Visto che oggi tutti riconoscono che la componente più importante della protezione civile nazionale è data dal volontariato, occorre che la nuova normativa ne prenda atto, dando al volontariato stesso lo spazio e la dignità che si merita”: così ha dichiarato al Sir Andrea Cavaciocchi, responsabile della “Missione Arcobaleno” per conto delle Misericordie d’Italia, interpellato all’indomani dell conclusione dell’incontro di Assisi sulla riforma della protezione civile. Le Misericordie costituiscono una delle più ramificate presenze di volontari di ispirazione cristiana sul territorio nazionale. Con oltre 650 sedi sparse su tutto il territorio e oltre 700 mila “confratelli” aderenti, esplicano un servizio di assistenza, aiuto e anche intervento sanitario e di emergenza, surrogando in molti casi vistosi vuoti dell’assistenza pubblica. Oltre 7000 “confratelli”, aggiunge Cavaciocchi, sono specializzati negli interventi di protezione civile per i quali hanno dovuto ottenere un apposito brevetto che, sottolinea, “non viene rilasciato con facilità”. I mezzi a disposizione delle Misericordie sono 2500 ambulanze, 1500 mezzi speciali per le varie emergenze, strutture per l’antincendio nei boschi e ben 3 ospedali da campo. “Nello specifico della riforma – dice Cavaciocchi – noi sosteniamo che all’interno della nascente ‘Agenzia nazionale della protezione civile’ si debba prevedere una componente specifica in rappresentanza del volontariato. La vecchia normativa, infatti, ci conferiva una dignità pari a quella dei vigili del fuoco. Sarebbe sorprendente se la nuova non lo facesse”. Per quanto riguarda i “disguidi” riscontrati nello stoccaggio degli aiuti della “Missione Arcobaleno”, Cavaciocchi afferma: “Non si vuole demonizzare nessuno, come nemmeno si pretende la perfezione assoluta. Però ci sembra di non poter accettare il reato di lesa maestà se si parla di quanto è avvenuto”.