“Su Timor Est le notizie non sono complete perché raccontano ciò che succede ma non permettono di capire perché è successo”. Si interroga sulle ragioni che hanno portato ai massacri di questi giorni a Timor Est lo scrittore uruguayano Eduardo Galeano, in un’ intervista che verrà pubblicata nel prossimo bisettimanale del Sir. “Il governo dell’Indonesia – spiega Galeano – è stato finora coccolato dall’Occidente, da quando Suharto assassinò mezzo milione di persone”. L’annuncio di questi giorni, da parte di Stati Uniti, Belgio e altri Paesi, di voler sospendere la vendita di armi, secondo Galeano, a prima vista “sembra un gesto commovente ma in realtà è una confessione. Vuol dire che venivano vendute armi ad un regime che sistematicamente ha violato e viola i diritti umani”. Per Galeano “il paradosso è che i principali venditori di armi sono i Paesi responsabili della pace mondiale: Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina, ossia i Paesi che hanno diritto di veto nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Custodiscono la pace e vendono le armi. Inoltre fabbricano una cultura della violenza, che passa attraverso gli schermi dei videogiochi, della televisione, del cinema. Questo – avverte – può diventare un boomerang: durante la guerra del Kosovo c’è stato anche il massacro di studenti nel college di Denver. Sono due ali della stessa farfalla”. Ad avviso dello scrittore uruguayano “oggi, nel mondo intero, la grande ossessione di fine secolo è la sicurezza. C’è una sorta di isteria collettiva e attraverso la manipolazione dell’opinione pubblica si crea il panico tra la gente”. Galeano osserva inoltre che, “negli ultimi venti o trent’anni, c’è stata una tremenda inversione di valori. Ora il denaro è al centro di tutto e la morale del denaro è quella del profitto”: se prima tutti erano d’accordo nel considerare “la povertà come il risultato dell’ingiustizia” ora viene vista come “la punizione che l’inefficienza merita”.