Un grido d’allarme sulla drammatica situazione di Timor Est viene dai salesiani presenti nel Paese, come riporta l’agenzia ANSservice: “Le milizie, sfrontatamente appoggiate dai militari e dal governo Indonesiano, imperversano e scatenano la loro violenza sulla popolazione inerme e indifesa. Hanno reso la strada luogo di morte e di terrore, ma hanno preso di mira anche i rappresentanti del’Onu, gli alberghi e alloggi di stranieri, gli stessi consolati”. Nella casa salesiana di Dili-Comoro si sono raccolte 10.000 persone, mentre nel recinto della residenza del vescovo ve ne sono 6.000 e molti anche nel noviziato delle Figlie di Maria Ausiliatrice. ” “”Né le sedi di organizzazioni internazionali, né le sedi di istituzioni religiose offrono ormai più sicurezza – avvertono i salesiani -. Le milizie assalgono, bruciano le sedi, sparano all’impazzata, costringono a fuggire. I militari, di fatto inermi, si dicono incapaci di garantire incolumità, ma mettono a disposizione i loro mezzi per portare la gente nella zona di Timor Ovest ( in cui non vi è stato il referendum e che fa parte dello Stato indonesiano)”. Intanto, nel pomeriggio di ieri, i soldati sono stati posti a protezione dei rifugiati nelle case dei salesiani e delle suore, chiedendone comunque il trasferimento altrove, proprio per la difficoltà di assicurarne la protezione. La decisione non è stata ancora messa in atto e quindi fino ad oggi sia le suore che i salesiani restano nelle proprie comunità di Dili. “Questa strategia di riduzione della popolazione cattolica della zona di Dili – denunciano i salesiani – fa parlare di un ‘secondo genocidio’, dopo le 200 mila persone uccise nel 1975 durante l’invasione indonesiana della vecchia colonia portoghese”.” “” “” “” “