“Impegno per la pace e aiuti concreti ai profughi e a tutte le vittime della guerra: queste sono state e continuano ad essere le linee-guida dei nostri interventi nei Balcani”. Così esordisce mons. Elvio Damoli, direttore della Caritas italiana, che traccia un quadro degli aiuti e dei progetti realizzati.” “”Oltre all’ingente impegno in tutta l’area dei Balcani con interventi socio-sanitari di lungo periodo, che continuano da anni, per far fronte a quest’ultima crisi abbiamo moltiplicato gli sforzi per aiuti d’urgenza e per i primi interventi in favore dei profughi rientrati. Ora ci attende il compito ancora più impegnativo della ricostruzione ed è in atto una grossa mobilitazione di risorse umane e finanziarie”, afferma ancora don Damoli. ” “E prosegue: “Nel periodo più intenso della crisi, abbiamo preso in carico 50.000 profughi in 75 aree di accoglienza della Caritas in Albania: campi attrezzati, ma soprattutto strutture collettive della chiesa e assistenza presso famiglie albanesi. Circa 300 le persone, prevalentemente religiosi, impegnate stabilmente in queste aree, una quarantina i gemellaggi attivi con le Diocesi italiane. ” “Fino alla fine del conflitto, solo in Albania, la Caritas ha provveduto alla distribuzione di 300 carichi di aiuti al mese, cioè circa 3000 tonnellate di alimenti, coperte, letti, vestiti, medicinali, su tutto il territorio dell’Albania: da Fierze e Kukes nel nord, fino a Saranda nell’estremo sud”.” “Ma la Caritas è presente anche nel resto dei Balcani: “D’intesa con Caritas Jugoslavia e Caritas Kosovo – afferma il direttore – è stato attivato un ufficio di collegamento e coordinamento, a Prizren, in Kosovo, per agevolare la presenza e gli aiuti provenienti in particolare dalle Caritas diocesane italiane – già una ventina sono intervenute – ed è in fase di realizzazione un progetto per la riparazione delle abitazioni. Aiuti umanitari si stanno inviando anche in Serbia e Montenegro, oltre a contributi in denaro in risposta agli appelli di Caritas Internationalis.” “In Bosnia ed Erzegovina la Caritas ha assistito 500 bambini profughi tra 0 e 3 anni. In Macedonia è stato avviato un programma a sostegno della Caritas locale per aiuti ai profughi e alle minoranze Rom. Alcune Caritas Diocesane hanno garantito una presenza nei campi a Skopje per azioni di vicinanza ai profughi; in Montenegro, con la Caritas nazionale e con quelle diocesane di Bar e Kotor, sono stati distribuiti aiuti d’urgenza”.” “”In Albania – continua don Damoli – eravamo già accanto alla chiesa locale, soprattutto con un programma di formazione per operatori sanitari e fornitura medicinali e attrezzature per 40 centri gestiti da Caritas Albania e aperti a tutta la popolazione. Per l’emergenza profughi dal Kosovo, abbiamo intensificato presenza ed aiuti. Molti generi, come nostra abitudine, sono stati acquistati in loco, per praticità. Di spedizioni ne abbiamo fatte poche, sempre mirate, in base alle richieste della Caritas Albania. Sono stati spediti 10 Kits contenenti medicinali e articoli sanitari per 265 milioni di lire, destinati ai centri della Chiesa coinvolti nell’emergenza. Caritas Albania li ha distribuiti in 10 Aree di Accoglienza e le congregazioni che lavorano in ogni Area hanno provveduto a consegnarli ai profughi secondo le necessità e le indicazioni del personale sanitario. Ne hanno beneficiato circa 25.000 persone. E’ stata poi effettuata una spedizione di pannolini, biberon, abbigliamento, biancheria, scarpe, latte in polvere, zucchero, farina per 15.000 persone, per un totale di 243 milioni di lire. Sono stati inviati 20.000 zainetti scolastici per un totale di 303 milioni, materiale che Caritas Albania ha distribuito ai rifugiati rientrati in Kosovo, soprattutto nell’area di Djacova. E’ in corso la spedizione, dal costo di 280 milioni, di 5.000 set cucina per le famiglie rientrate in Kosovo e anche un ulteriore invio di medicinali per 300 milioni di lire, destinati ai Centri sanitari gestiti dalla Caritas Albania tramite le Congregazioni religiose”. ” “