“La Settimana vuole dimostrare che crediamo alla riflessione, al pensiero, al confronto tra visioni diverse, che possono dialogare e scoprirsi anche complementari. Si tratterà di ‘volare alto’: cioè non sarà impegno diretto né indicazione di quali forme concrete sono necessarie per la presenza politica dei cattolici”. Lo afferma mons. Pietro Meloni, vescovo di Nuoro e presidente del Comitato scientifico ed organizzatore per le Settimane sociali dei cattolici italiani, in un’intervista che verrà pubblicata nel prossimo numero del Sir, in vista della 43° Settimana sociale dei cattolici italiani, che si svolgerà dal 16 al 20 novembre a Napoli, sul tema “Quale società civile per l’Italia di domani?”. All’iniziativa sono stati invitati oltre 550 delegati, di cui 275 in rappresentanza delle diocesi, 139 rappresentanti delle aggregazioni laicali e delle diverse realtà della società civile. “Durante la Settimana – spiega mons. Meloni – bisognerà attualizzare tutta la dottrina sociale della Chiesa nella situazione italiana, per offrire un progetto, una ‘città ideale’ alla quale possano ispirarsi sia coloro che si professano cattolici – e sono realmente impegnati nell’azione politica più concreta – sia coloro che si riconoscono nei grandi valori”. Il vescovo di Nuoro ricorda che “prima deve venire la società, poi lo Stato. I governanti dovrebbero essere attenti a ciò che avviene nel Paese, sia come domanda di vero progresso sia come contributo già esistente”. Riguardo al volontariato, ad esempio, è “necessario che questo ruolo di supplenza porti non solo ad un riconoscimento giuridico, ma alla scoperta che da lì si costruisce la vera comunità statale”. “Il volontariato – precisa – è un fuoco che nasce dal cuore, dalle situazioni, dalla solidarietà, dalla reciprocità. Non deve essere permesso per benevola concessione solo se lo Stato non è in grado di fare qualcosa. Deve essere invece assunto come emblema del risveglio per le vere necessità”. ” “” “” “” “” “” “