“Come mai i giovani cercano qualcosa nella Chiesa? La Gmg dovrebbe essere almeno l’occasione per un esame di coscienza da parte di tutti coloro che fanno educazione o che elaborano teorie e giudizi sulla gioventù di oggi”. A conclusione della XV Giornata mondiale della gioventù mons. Renato Boccardo, responsabile della sezione “Giovani” del Pontificio Consiglio per i laici, traccia un bilancio dell’avvenimento. “E’ stato sorprendente vedere come questi giovani, dipinti spesso come superficiali e apatici, sappiano smentire, con gesti come questo, un’immagine generalizzata attribuita loro – osserva mons. Boccardo -. Due milioni di giovani che vengono a Roma per raccogliersi intorno ai valori del Vangelo testimoniano una grande serietà. L’immagine della fiumana di giovani in cammino verso la Porta Santa, o che si confessano al Circo Massimo, manifesta inoltre un grande desiderio di interiorità e spiritualità”.” “” “Lo stupore dei media è stato però grande, come se nessuno si fosse mai accorto dell’esistenza di questa realtà…” “”Ci si accorge solo di ciò che si vuole vedere. I giovani di oggi sono così come li abbiamo visti a Tor Vergata. Non vuol dire che sono perfetti. Sono i giovani di oggi, che hanno bisogno di ragioni forti per vivere e per sperare. La Gmg dovrebbe essere almeno l’occasione per un esame di coscienza da parte di tutti coloro che fanno educazione o di tutti i ‘soloni’ che elaborano teorie e giudizi sulla gioventù di oggi. Dovrebbero chiedersi: come mai i giovani giungono così a frotte a chiedere qualcosa? Probabilmente perché altre istituzioni non sanno dare loro nulla”.” “La Chiesa rimane dunque l’unica coscienza critica?” “”La parola della Chiesa rimane una parola che sa dare senso, speranza. I giovani che cercano un senso vanno dove trovano delle risposte”.” “Spesso negli ambienti ecclesiali c’è chi teme che la Gmg rimanga un evento a sé, difficile da calare nella pastorale giovanile quotidiana…” “”Non bisogna aspettare dalla Giornata mondiale la soluzione a tutti i problemi. Non è la pillola magica che risolve tutti i problemi della pastorale giovanile. La Gmg è un’occasione in mezzo a tante altre occasioni, sapendo che non può e non deve sostituire il lavoro, molto più nascosto e pesante, dell’educazione alla vita e alla fede ” ” che si fa giorno dopo giorno nei gruppi, nelle parrocchie, nelle diverse comunità. La Gmg diventa la manifestazione visibile di tutto questo lavoro nascosto. La sfida lanciata allora agli operatori della pastorale è: aiutiamo questi giovani a non vivere per la Giornata mondiale ma a prepararsi bene attraverso un cammino di catechesi, di riflessione e di formazione, e a trarre poi, dopo la Gmg, quei frutti per la vita, che vanno al di là dell’entusiasmo, della novità e della gioia suscitati da un evento come questo”.” “I giovani hanno posto alla Chiesa-istituzione richieste forti di rinnovamento. La Chiesa è pronta a rispondere? ” “”La Gmg è un momento in cui vengono a galla le grandi attese, le inquietudini e le domande. Vedere quasi 500 vescovi parlare con i giovani, camminare con loro e rispondere alle domande è già una manifestazione di volontà e disponibilità all’ascolto e al discernimento. La Chiesa istituzionale deve fare tesoro di ciò, così come qualsiasi persona che si occupa di gioventù. Non si tratta di dare delle risposte, ma di aiutare i giovani a dare buone risposte alle buone domande”.” “” “In seguito al successo dell’evento, tra i commentatori c’è chi ha messo sull’avviso la Chiesa dal rischio di cadere nei trionfalismi. Cosa ne pensa?” “”La presenza dei giovani e il loro modo di essere va al di là di questioni di trionfalismo. Non è un problema che loro si pongono. I giovani vogliono bene al Papa e non si vergognano di dirlo. Tutto qui. La Gmg non è fatta per contarsi o per dire ‘siamo i più bravi e i più belli’. E’ un occasione d’incontro per guardare insieme verso il Signore e con Lui guardare verso il mondo. Contemplazione e missione. Sarebbe miope chi volesse vedere nella Gmg solo un’affermazione di potere o di quantità numerica. E’ importante che il Papa, a 80 anni, continui a dire parole forti”.” “”Papa boys”, “Woodstock cattolica”… tante definizioni sono state inventate dai media per descrivere l’evento. Come le sembrano?” “”E’ pura miopia. I media non riescono ad andare al di là della quantità e dei giovani che fanno festa. Questi giovani vengono con le loro contraddizioni, con i loro alti e bassi, con i loro dubbi, anche nei confronti dell’insegnamento della Chiesa. Sono figli del loro tempo, non sono diversi dagli altri. Però sono giovani che dicono al mondo il loro desiderio di impegno. Allora le definizioni non descrivono nulla. Qui non ci si è ritrovati per fare un’esperienza intimista o di festa, ma per fare un progetto. Questi giovani si domandano tutti: cosa farò da grande? Sono giovani che cercano di essere quello che devono essere”.” “Il Papa è uno dei pochi che ha sempre dimostrato grande fiducia nei giovani. Possiamo augurarci che questa fiducia contagi anche altri?” “”Certo, ma è necessario un cambiamento di mentalità e di atteggiamento che ci permetta di riconoscere i giovani non solo come dei potenziali consumatori ma come una ricchezza in quanto tali. Ci auguriamo che tutte le agenzie educative – famiglia, scuola, mondo del lavoro, istituzioni politiche, ecc. – si rendano conto che i giovani non sono solo qualcosa da sfruttare ma delle persone valide in sé”.” “