Possiamo forse dire che, con il suo grande carisma di testimone sofferente, ma ben vivo, Giovanni Paolo II ha intercettato una umanità giovane e in ricerca. L’ha presa per mano e, lentamente, la sta conducendo al Gesù Signore che Lui ama, come dice il Vangelo, ‘con tutto il cuore e con tutta l’anima’. Con la pazienza del nonno ed ogni sua parola diventa un’eredità, sta raccontando ai ‘suoi’ giovani dov’è la vera felicità. Ben lontana dai surrogati cui l’indirizza la società degli adulti. Cosa può dare la felicità? Il successo, i soldi, l’alcol, il sesso, l’auto potente, lo stordirsi in discoteca? Sono cose che hanno già conosciuto, surrogati che non bastano a riempire il cuore. ” “Ecco evidenziarsi, quello che constatiamo in questi giorni, un barlume di ricerca di gioia, di felicità, intesa come qualcosa di più interiore. Ecco dunque la proposta del Papa di un incontro vero con Gesù, “il pane vivo disceso dal cielo”. Domande e situazioni che interpellano anche la Chiesa, il suo annuncio, il modo di proporre il Vangelo oggi, le liturgie spesso stanche e ingessate, i compromessi. Una Chiesa comunque coraggiosa e desiderosa di misurarsi con un evento non facile e non prevedibile, spinta in ciò dal carisma del Papa. Più coraggiosa del mondo laico, incerto fra fastidio e meraviglia, con i mass media che hanno per la prima volta acceso i faretti su un mondo giovanile che si ostinavano a non vedere, presi come sono nel raccontare il giovane che trasgredisce, stanca immagine di un adulto in crisi. Che la nuova trasgressione, che questi ragazzi vogliono vivere, sia invece quella che propone don Oreste Benzi, quando indica nell’amore del Vangelo la più formidabile disobbedienza ad un mondo adulto che ormai conosce solo l’egoismo? (Giovanni Tonelli, direttore di “Il Ponte” – Rimini)” “” “” “