“Sorpresa, incredulità, meraviglia: la distrazione del periodo ferragostano non può fare a meno di risentirne e accusare il colpo. Già, perché due milioni di giovani che invadono pacificamente una città come Roma è in se stesso un fatto sensazionale. E lo stupore cresce quando ci si avvede che a spingerli a tanto sono motivazioni di carattere religioso. Si badi bene, non un indefinito sentimento religioso che, per quanto rispettabile, è anche un po’ di moda e trova facilmente adepti, perché frutto di un fai-da-te, ma una religiosità che si colloca dentro una delle più strutturate religioni, com’è quella cattolica. E’ uno degli aspetti che più lascia contraddetti: i ragazzi del Giubileo hanno dimostrato non solo di non storcere il naso di fronte alle proposte tradizionali, ma di esserne alla ricerca e di armonizzarle senza problemi entro il loro mondo. A riempire le loro giornate romane, infatti, sono i segni e le cadenze più tradizionali della cattolicità: l’entrata attraverso la porta santa, la confessione, la meditazione, la Via crucis, i colloqui con sacerdoti e vescovi in talare, l’ostensione della croce. Nelle catechesi qualcuno avrà parlato loro anche delle indulgenze? Non lo sappiamo, ma è verosimile che sia avvenuto. E al culmine di tutta la manifestazione, ecco l’incontro con il custode sommo della Tradizione (con la maiuscola) il Papa. Prendono in contropiede questi ragazzi che si pensava di conoscere e ai quali si somministra solitamente con cautela valori e proposte cristiane diluiti e camuffati con i colori dell’indefinito e le stravaganze di un giovanilismo spinto. Ci dicono che i surrogati e le merendine spiritualiste le possono trovare su tante bancarelle. Alla Chiesa chiedono un cibo forte, sostanzioso, da digerire anche a fatica, ma con gli ingredienti dichiarati: vangelo, preghiera, mistero, grazia e soprattutto Gesù Cristo”. (Lorenzo Sperti, direttore de “L’Amico del Popolo” – Belluno) “” “” “”