GMG-TOR VERGATA: “PARTIAMO DA QUI PER PORTARE LA LUCE DELLA PACE”

“I giovani hanno la responsabilità di portare la luce nel mondo. La luce della speranza, della gioia, della pace, della fraternità. Lo faranno sapendo che avranno con loro la forza di Gesù”. Sandhya Joseph, 22 anni, arriva dalla provincia di Bihar, India, “un Paese – dice – dove i cristiani sono una minoranza”. Sandhya è stata una dei 100 giovani provenienti dai Paesi in guerra che hanno portato i lumini alla Croce del Giubileo ed acceso i 30 grandi bracieri posti ai suoi piedi. “La lampada accesa – aggiunge Ivan Nekic, 28 anni della Croazia – è un simbolo antico ma ancora ricco di significato. La luce non toglie il buio ma fa vedere, indica la via e si può scorgere da molto lontano divenendo un punto di riferimento per quanti si sono persi nell’oscurità. Tornando a casa, vorrei essere con la mia vita luce per tanti”. Mary, 28 anni del Sud Sudan, ha invece chiesto a Dio che la luce posta ai piedi della Croce possa segnare per il suo Paese l’inizio di “una nuova speranza”. “Viviamo in una terra – racconta – in cui i cristiani subiscono violenza e persecuzioni di ogni tipo a causa della fede. Quando tornerò, chiederò al mio popolo di perdonare, di amare e di unirci. Perdono, amore ed unità saranno la nostra forza”. “Il Papa – dice Vincente, 25 anni della Colombia – ci invita ad ascoltare con il cuore la Parola di Dio e a testimoniarla con la vita nel mondo, diffondendo la pace soprattutto tra coloro che soffrono a causa della violenza e dell’odio”. “Per il mio Paese – aggiunge Vincente – chiederò la grazia della Pace per tutto il popolo colombiano. Chiederò che la luce dell’amore possa trasformare i cuori di pietra in cuori di carne”. Tra i 100 giovani c’è anche Jean d’amour Kayiranga, 31 anni del Rwanda . “I giovani che si sono riuniti qui – dice – dimostrano che non siamo soli. Con noi ci sono tutti i giovani del mondo”. La “luce” che Chrisim Prashanto del Bangladesh, porterà a casa è “la Parola di Gesù”.” “