“Se sono qui è proprio per cercare un risveglio interiore, un risveglio religioso, per prendere maggior consapevolezza del fatto che la fede deve tradursi anche nei comportamenti della mia vita quotidiana. E spero sinceramente di tornare a casa cambiata. Un obiettivo non facile da raggiungere perché, purtroppo, la società ci impone una pressione schiacciante”. Così Brigid, statunitense, mentre con il suo gruppo attende il turno per passare la Porta Santa, esprime il suo punto di vista sul tema della coerenza con le indicazioni della Chiesa. E tiene a precisare che il “problema investe i giovani in ogni parte del mondo, non solo nelle società sviluppate”. Secondo Michele Gentuso di Canicattì – che sottolinea con forza “siamo qui per seguire il Papa ” – si tratta di un “discorso soggettivo”, e “non per tutti è facile imboccare la strada della coerenza”. Più dubbioso il giovane angolano Antonio Jinga: “Il Santo Padre – afferma – ci dice delle cose ma la società detta altre regole. Rispondiamo alla sua chiamata perché a noi giovani piace incontrarlo, piace stare insieme, conoscere nuovi amici dei diversi Continenti, ma quando entra nei temi più difficili della morale a volte ci allontaniamo”. “Comportamenti opposti come quelli di amare il Papa, rispondere alla sua chiamata, applaudirlo ma poi compiere scelte personali diverse da quelle che ci indica – osserva Felice Cerchione, scout di Terracina – accomunano molti giovani che seguono ciò che fa la massa, non sono liberi nelle loro scelte. Un atteggiamento che però cambia crescendo, anche se ci sono persone che non maturano neanche a cinquant’anni”.