“Non siamo Dio e dobbiamo smetterla di metterci al suo posto. Non possiamo permettere all’uomo di rendere schiavo un altro uomo. Se qualcuno si è macchiato di una colpa, solo Dio lo può giudicare perché solo Lui sa e conosce i pensieri degli uomini. Dobbiamo smetterla di metterci al posto di Dio. Questo è il mio messaggio per Bush e Al Gore. La storia ce lo ha insegnato: la violenza può determinare solo più violenza. Dobbiamo lavorare e lottare per la giustizia con la giustizia e la pace e non con la violenza e l’odio”. A chiedere ai due candidati alla presidenza degli Stati Uniti, George W. Bush e Al Gore, la messa al bando della pena di morte negli Usa è Isa Teyada, delegata al VII Forum internazionale dei giovani della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, che da Roma lancia attraverso l’agenzia Sir un messaggio anche ai giovani che si trovano nel braccio della morte. “A loro – dice Isa – vorrei dire che sono stati giudicati così dagli uomini ma non da Dio. Spero che la loro fede li renda sicuri che Dio avrà cura di loro e che sarà solo Lui a giudicarli”. Questa sera alla via crucis, un giovane degli Stati Uniti reciterà una preghiera-testimonianza contro le condanna a morte. Secondo i dati di Amnesty International, negli Stati Uniti sono state 98 le esecuzioni compiute, 30 in più rispetto al 1998. Gli Stati dove si eseguono ancora le condanne a morte sono 38, tra cui l’Alabama, l’Arizona, l’Arkansas, la Georgia, il Texas e la Oklaoma. Nel mondo le esecuzioni sono state 1.813. La Cina è in cima alla lista con almeno 1.077 esecuzioni compiute, anche se il numero è certamente più alto poiché le esecuzioni sono coperte dal segreto di Stato. “”