Abbiamo chiesto a don Mauro Cozzoli, docente di teologia morale alla Pontificia Università Lateranense, di commentare la lettura che alcuni giornali hanno dato sul rapporto dei giovani con il peccato in occasione della prima giornata di confessioni a Circo Massimo. Pubblichiamo il testo integrale della sua dichiarazione.” “”Il Papa sarebbe più guardato e amato che non condiviso e seguito nel suo insegnamento morale. E’ questa un’osservazione giornalistica ricorrente nell’interpretazione del grande fascino e del grande potere di richiamo esercitato dal Papa sui giovani e di cui siamo spettatori in questi giorni a Roma. Quasi una doppia morale, parallela e divergente: quella del Papa e quella dei giovani. ” “Se questo fosse vero starebbe innanzitutto a dirci come il Papa non derivi il suo consenso tra i giovani dalla facile condiscendenza ai modi di pensare e di agire prevalenti in campo morale oggi. Per questo non li fuorvia, come fanno invece molti cattivi maestri, i quali piuttosto che educatori diventano complici. Egli dice loro la verità morale e cerca l’incontro sempre e solo su di essa.” “Inoltre, non è vero che il Papa non è ascoltato. Anzi è ricercato e amato, specie dai giovani, per essere una voce autonoma e indipendente dal modo di pensare e di predicare prevalente oggi. Il Papa non è debitore dell’ethos prevalente, vale a dire delle opinioni etiche dominanti nella socio-cultura odierna ma della verità dell’uomo e del Vangelo che ne è la massima espressione. Egli è amato per questo coraggio di additare un messaggio e un modello di vita morale non conformista e adeguato agli standard culturali dominanti. Specie nel campo della vita privata: corporeità, sessualità, amicizia, vocazione, matrimonio, famiglia. Proporre qui un insegnamento controcorrente in termini di temperanza, sobrietà, castità, umiltà, fortezza ha un fascino segreto e intenso sui giovani, che si sentono riconosciuti e valorizzati nella loro capacità di riappropriarsi della loro libertà e di diventare protagonisti della loro vita morale.” “Va rivelato ancora come il bene non fa notizia. Questo per dire che sono moltissimi i giovani che ispirano i loro comportamenti all’insegnamento etico della Chiesa. Sia nella fedeltà ad esso, sia nella conversione che esso suscita. Questo gli indici statistici non lo registrano e i giornali non lo sanno. Ma il Papa – come ogni buono educatore, confessore e direttore spirituale – lo sa bene. Per cui è incoraggiato dagli stessi giovani ad annunciare il Vangelo della verità e dell’amore, senza facili e sospetti cedimenti ai modi di pensare e di agire comuni. Se non lo facesse, se cedesse e si adeguasse, non avrebbe tra i giovani il consenso e il seguito che i giornali sorprendentemente registrano”.” “