“Ciò che ci ha portato fin qui è il desiderio di percepire il volto di una Chiesa universale e stiamo toccando con mano l’immagine di una Chiesa non fatta di mattoni, ma di persone. Attraversare la Porta Santa è chiedere a Cristo di entrare in noi e noi in Lui, portando nel cuore tutti quei ragazzi che non hanno potuto o voluto venire”. Roberto Cavezzana, padovano, 25 anni e responsabile di un gruppo, è uno dei giovani che da oggi sta varcando la Porta Santa. Dalle 7 di questa mattina i giovani della Gmg stanno attraversando la Porta al ritmo di oltre 20mila all’ora. La processione parte dal Lungotevere e tra canti e preghiere sia avvia lentamente verso piazza S. Pietro. Tra i giovani c’è anche Mariagrazia Marzorati, ligure di 20 anni. “Da qui – dice – si può solo entrare e non uscire, perché l’incontro con il Signore è assoluto ed indimenticabile”. Per Carmelo Leotta, diciannovenne di Torino, “è un’esperienza di comunione con i fratelli e la Chiesa, all’insegna di una cattolicità unita nello spazio e nel tempo”. “Il passaggio attraverso la Porta – aggiunge Rocco Bonasera, 27 anni di Asti – è un rimettersi in discussione, un ripensare con autenticità la propria fede riscoprendo la gioia di essere cristiani; significa concretizzare con un atto simbolico l’appartenenza alla Chiesa universale, sperimentare il perdono e la grande misericordia di Dio, sentirsi amati indipendentemente dalla nazione, accolti nonostante le proprie debolezze e mancanze: è un credo, una professione di fede”.