GLOBALIZZAZIONE: GEORGE, “LA SOCIETÀ CIVILE UNISCA LE PROPRIE FORZE”

Dopo le rivolte di Seattle e di Davos, per difendersi dai pericoli della globalizzazione quella parte di società civile che “è ancora minoranza” deve “unire le proprie forze” contro il potere delle grandi corporazioni e multinazionali, che “vogliono controllare ogni aspetto dell’esistenza umana: agricoltura, sanità, educazione, informazione”. E’ il parere espresso al Sir da Susan George, del Transnational institute di Amsterdam, tra le massime esperte di contro-globalizzazione: interverrà oggi pomeriggio al World Social Forum nell’ambito di Civitas, la fiera del terzo settore in corso in questi giorni a Padova. George ricorda il “lato non buono” della globalizzazione “interamente guidata dal mercato, senza preoccuparsi di temi quali l’occupazione, la salute, la democrazia, ma solo dei profitti”. Per questo sottolinea la necessità di “rafforzare i legami sociali”, soprattutto a livello regionale, per non correre il rischio di perdere le culture locali. “Le grandi corporazioni hanno una macchina organizzativa potente e sono ascoltati dal governo americano e dall’Europa – osserva George -, mentre la Wto è schiava delle multinazionali. Ma da due anni i governi, più interessati all’export e al commercio che ai reali bisogni delle persone, sono costretti ad ascoltare anche la società civile. La gente oggi è più consapevole, però i tempi sono molto lunghi”. Riguardo a Internet e all’e-mail, che ha permesso ai movimenti sociali di entrare in contatto ed organizzarsi, George suggerisce di “non farsi illusioni”: “E’ uno strumento meraviglioso ma cercheranno sempre più di controllarlo. Internet rispecchia ciò che già esiste nei media tradizionali, massifica allo stesso modo. Basti pensare che i tre siti più visitati nel mondo sono posseduti dalle più grandi corporazioni nel campo delle comunicazioni”. ” “” “