“Le banche convenzionali praticano una sorta di apartheid, tracciando una linea di divisione arbitraria tra poveri e ricchi e fondando il credito sulla sfiducia”. Non ha usato mezzi termini Muhammad Yunus, presidente della Grameen Bank, l’iniziativa di microcredito nata in Bangladesh 23 anni fa e ora diffusa in 65 Paesi del mondo. Finora è stato concesso microcredito (100/200 dollari ciascuno) a oltre 2 milioni e 400.000 mila persone. Il “banchiere dei poveri” è intervenuto ieri sera a Padova all’incontro su “Banche armate. Strategie finanziarie e sviluppo mondiale” nell’ambito del World social forum che precede l’apertura di “Civitas”, la fiera del volontariato e del terzo settore. Raccontando la nascita e lo sviluppo della Grameen Bank, Yunus ha ricordato i principi alla base di questa iniziativa di finanza etica in aiuto ai più poveri: “E’ la banca a dover cercare la gente e non l’opposto; non chiediamo garanzie ma ci basiamo sulla fiducia; facciamo il contrario delle banche convenzionali, che dicono: ‘più hai, più otterrai’. Da noi chi meno ha, più soldi ottiene”. Indagando sul sistema bancario del Bangladesh (gestito dal governo) ha scoperto che l’obiezione principale dei direttori di banche – “i poveri sono insolvibili” – era destinata a cadere. “In realtà sono i ricchi a non restituire i prestiti – ha spiegato -. Negli ultimi 15 anni solo il 10% dei prestiti concessi dalla Industrial Bank e il 20% della Banca agricola sono stati restituiti”. Per Yunus “il credito è un diritto umano” perché “ogni persona ha in sé le capacità per affrancarsi dalla povertà. Ma se le istituzioni finanziarie negano queste opportunità emettono una sentenza di morte”. Docente universitario in economia, Yunus si è reso presto conto, in mezzo alla enorme povertà del suo Paese, che tutte “le eleganti teorie economiche” non servivano a nulla. “Possiamo togliere la povertà se ridisegniamo le nostre istituzioni finanziarie. Se le grandi banche riusciranno ad aprirsi ai poveri ognuno potrà contribuire al miglioramento dell’economia mondiale”. “Quando non si ha un dollaro in mano – ha concluso – non si può produrre un altro dollaro”. ” “” “” “